2)Digita, cancella, riscrive, cancella, riscrive.

Xavier: “Quel Paul Walker es un gran fico, secondo me nella vida ha scopato un sacco”.

Cominciano così i soliti scambi di battute tra uomini relativi all’argomento, davanti ai quali Alice ed io ci limitiamo a fare qualche sorriso. Consapevoli di quella sana demenza tutta al maschile. L’idea che la serata stia per finire, mi solleva ma allo stesso tempo mi spaventa. In qualche modo stare in compagnia, mi ha permesso di non immergermi del tutto in quella verità appena scoperta. Ora che tornerò a casa e sarà tempo di fare davvero i conti con me stessa.

Finché stiamo raccogliendo le nostre cose, lo smartphone vibra di nuovo e il mio cervello mi dice: ~É lui~.

Al messaggio di prima se ne accoda infatti uno di nuovo.

-Ehi! Che fine hai fatto???-

Quel messaggio suona così viscido, al punto tale di non sopportare neppure il telefono tra le mani. Lo ripongo subito nella tasca.

Salutiamo i ragazzi, ringraziamo e andiamo verso l’auto. Facciamo qualche passo in silenzio, poi Alice lo interrompe:

“Come stai?”

“Non lo so. Lui mi ha scritto di nuovo.”

“Deve smetterla, che vuole? Raccontarti com’è andata la serata magari?”

Ultimamente è sempre così arida quando parla di lui. Oggi la sua “cattiveria” non mi stupisce più, anzi quasi quasi mi dà conforto.

“Nulla di che. Ovviamente fa finta di niente e io lo ignoro. Non ho intenzione di rispondergli”.

Come se il cellulare avesse sentito le mie parole, di tutta risposta suona. È ancora lui: ­­

-Perché non rispondi? Non sarai mica con il tuo amico Xavier? –

Che faccia tosta, lo odio, mi fa rivoltare lo stomaco. Metto via nuovamente lo smartphone.

Il viaggio in macchina con Alice è alquanto silenzioso. Lei mi conosce bene e sa che non c’è bisogno di dirmi altro. Potrei recitarli a memoria ormai i suoi ammonimenti.

Arriviamo davanti casa, la saluto e scendo. Lei come da copione:

“Se hai bisogno chiama, io ci sono e ricordati che É UNO STRONZO.”

Scandisce benissimo le ultime tre parole. Forti e chiare. La ringrazio, mi avvio verso l’entrata e chiudendomi la porta alle spalle, vorrei tanto fosse possibile, lasciar fuori tutta quella merda.

Mamma è sul divano. La saluto in velocità, dicendole di esser stanca morta. In questi casi è bello avere una mamma discreta, che non ti riempie di domande, ogni volta che rientri a casa. Salgo le scale e cosi come sono, mi sdraio sul letto. Mi ritrovo a fissare il soffitto, con lo stesso senso di vuoto con il quale prima ho fissato lo schermo del televisore. Mi torna per un attimo in mente la colonna sonora del film e mi alzo cosi di scatto, per distogliere quello stupido ricordo.

Farò un bagno caldo, ne ho bisogno. Mi rilasserà, forse. Vorrei lasciare lo smartphone in camera ma non riesco, lo porto in bagno. Riempio la vasca, la stanza si annebbia un po’ con il vapore, abbasso la luce e mi sento leggermente sollevata.

La vibrazione di quello stupido aggeggio elettronico decide di disturbare questo momento.

-Che cavolo hai? Vedi di rispondere subito! –

Come si permette? Quanto è arrogante? Quanto è falso? Quanto lo… odio!

La mia mano tutto d’un tratto, diventa più veloce della volontà di non rispondergli e digita:

-Eccomi. Sto bene grazie. Bella giornata e a te com’è andata? –

Che diavolo ho fatto? Perché ho risposto? Cosa mi passa per la testa?

-Oh bene … solita festa. Ora sono sfinito, tu sei andata dai tuoi amici argentini? –

-Sì, ho finito di lavorare verso le 16.00 e poi ho passato il pomeriggio con loro ed Alice. –

-Ho sperato che venissi qui piccola. Ho chiesto a Chiara dove fossi e lei, solita stronzetta, mi ha detto che non ne aveva idea. Così ci ho bevuto sopra. –

No, questo è troppo. Per un istante la mia mente aveva pensato di capire fino a che punto sarebbero arrivate le sue balle ma non resisto. Ho voglia di sbattergli la verità in faccia, così com’è stata scaraventata su di me.

Il pollice esita, poi digita, cancella, riscrive, cancella, riscrive, chiudo gli occhi ed invio:

-Scopava bene? –

Comincia un attimo che sembra eterno. Sono seduta sul bordo della vasca, l’acqua scorre per riempirla e attendo una risposta che non so immaginare. Conoscendolo, potrebbe affermare che mi sono bevuta il cervello, o con la stessa pace interiore ammettere l’accaduto. In fondo tra me e lui non c’è una vera relazione. C’è qualcosa di strano, che da un anno a questa parte non mi so spiegare. Ci siamo conosciuti, piaciuti, voluti e posseduti. Sappiamo che in qualche modo ci apparteniamo ma nessuno dei due è mai riuscito ad ammettere di avere una relazione con l’altro. Due spiriti liberi che si incontrano, possono creare il disastro e io e lui insieme, siamo il più totale dei disastri. Litighiamo settimanalmente, ci mandiamo a quel paese, diciamo che è finita ma non appena incrociamo gli sguardi, finiamo per ritrovarci. Non credo sia solo sesso ma non può essere neanche amore. Non siamo mai stati in grado di stare insieme, neanche nel più normale dei modi, come dovrebbero fare due fidanzatini agli albori. Dove sembra essere tutto facile. Tra noi no, non lo è. Ciò che è certo, è che, anche se l’altro ieri ci siamo mandati per l’ennesima volta a fanculo e ci siamo divisi per due giorni, lui non doveva fare ciò che ha fatto. Mi ha dimostrato nuovamente la sua totale inaffidabilità. Non lo tollero. La testa elabora mille pensieri ed ecco che arriva la sua risposta ad interromperli:

-Sei sempre la solita, questa da dove salta fuori? –

Meschino.

-Non osare raccontarmi altre balle. Sono certa di quello che dico, per me puoi scomparire. –

-Ma ti sei bevuta il cervello? Ho bevuto qualche bicchiere in più come ad ogni festa che si rispetti, ho fatto un po’ lo scemo ma tutto lì…-

-So fin troppo della tua serata, se volessi potrei anche farmi raccontare i versi che hai fatto con quella *****-.

Non so nulla di quella ragazza ovviamente. So solamente che ha toccato qualcosa di mio e per questo la detesto a prescindere e d’istinto ho voglia di offendere anche lei. Forse sono solo una folle, in fondo lui non è mio e lei potrebbe essere una semplice ragazza, alla quale piacciono la festa e i bei ragazzi. Come darle torto. Non è di certo lei quella da screditare ma non ho voglia di limitarmi.

Potrei impazzire, non controllo più i pensieri. Ecco che arriva la sua tremenda risposta:

-Ok… ok… chiaro. Ammetto… ho fatto una gran cazzata. Ero ubriaco, non serve che ti dica che di lei non me ne frega un *****. In fondo io e te mica stiamo insieme. Proprio l’altro ieri mi hai detto di uscire dalla tua vita e pensavo di doverlo fare…Mi fai impazzire, lo sai che voglio stare con te ma lo rendi impossibile. –

Vuole stare con me e scopa un’altra? Questo è più folle di me e per giunta è pure un verme nel affermare certe cose. Sta già cercando di far ricadere la colpa su di me, non cambierà mai. Non rispondo e cominciano ad arrivarmi così una serie di messaggi:

23:43 -Ehi rispondi. –

23:47 -Non fare la scema. –

23:49 -Scommetto che te l’ha raccontato Chiara. –

00:00 -Dai vieni qui e parliamone! –

Mi immergo nella vasca da bagno e quando infilo sotto anche la testa, mi illudo di poter scacciare ogni pensiero ma non è così. Nemmeno il getto dell’idromassaggio riesce a rilassarmi. Nella testa risuonano solo le sue parole: ~e poi io e te mica stiamo assieme~. In fondo ha ragione, forse sto solo delirando a vuoto come sempre, per qualcosa che non esiste. Per come sono fatta, non potrei comportarmi diversamente. I sentimenti non hanno nulla di razionale. Il delirio mentale in amore è sempre concesso. Questa volta l’ha fatta grossa. Non si tratta più di scoprire qualche stupida chat, tra lui e il suo harem di ragazzine, o di qualcuno che mi ferma per strada, dicendomi che sono pazza ad uscire con lui, credendo di poterlo cambiare. Questa volta è tutto diverso.

Non posso accettare che sia andato con certezza a letto con un’altra. Potevo tollerare le cazzate, fin quando avevo la certezza di essere l’unica con cui andava a letto ma ora basta, è troppo! Il telefono vibra ancora:

-Se non rispondi, è il caso di dire che è davvero finita. La scelta sta a te. –

Non sopporto i suoi toni arroganti e la sua superficialità nell’affrontare le situazioni. Riduce sempre tutto a degli stupidi messaggini, non affronta mai i problemi in prima persona. É assolutamente immaturo. In tutto questo tempo non è mai stato in grado di farmi una telefonata, quando c’era qualche discussione. Solo inutili messaggi e al massimo un: ~vieni da me~, alle ore più assurde della notte. Pensare che le prime volte, mi mettevo in macchina sul serio e lo raggiungevo. Mi piaceva, mi sembrava una di quelle cose, che si fanno solo nei film: partire in pigiama, nel cuore della notte, per rincorrere un amore impossibile.

Amore??? Ma quale amore e amore. Ho rincorso un ragazzino capriccioso, che non sa quello che vuole. Ora non salirei in auto neanche sotto tortura. Il gioco è bello, finché dura poco. I suoi trabocchetti e i suoi rigiri psicologici, non funzioneranno più.

-Tu sei l’unica che conta qualcosa per me ma non riusciamo a stare insieme. Lo sai. Se pensi che sia meglio starmi lontano, ti rispetto. Non ti cercherò. Quella di ieri notte è stata una gran cazzata, anche se un po’ te la sei voluta. Comunque passo e chiudo. Buonanotte. –

Basta, eliminato.

 

 

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