3) Dieci passi l’uno dall’altro.

Chi se ne va, a volte fa solamente spazio.

Buongiorno a me.

La sveglia suona. Apro un po’ la tapparella con il bottone automatico, che ho vicino al letto. Vedo il sole ancora titubante dietro qualche nuvola. Il tempo non aiuta a svegliarsi con il migliore degli stati d’animo ma mi sento comunque pervasa di una nuova energia.

La decisione che ho preso ieri notte, si presenta come un punto fermo dal quale ripartire. Sono molto decisa. Solitamente quando intraprendo una via, per quanto essa possa essere ardua, mi sforzo di crederci al massimo e trovo così tutte le motivazioni di cui ho bisogno, per affrontarla. Nessuno meglio di noi stessi ci può aiutare in questi casi. Oggi so bene, che dovrò sforzarmi di più per sorridere, perché i pensieri ci saranno sicuramente ma domani sarà già più facile e dopodomani forse ancora meglio. Riparto da me, riparto dal mio sorriso.

Afferro lo smartphone e come mio solito rituale mattutino, guardo quali sono le blande novità nei social.

Comincio da WhatsApp, dove ho già tre nuove chat da aprire. Solo una ha un nome maschile.

Alice mi chiede quale sia il mio stato d’animo odierno.

Chiara che mi invia dei cuoricini e… Xavier, che mi confessa, quanto fosse buono il profumo dei miei capelli ieri sera, sul divano.

Ecco dunque i primi tre motivi per sorridere oggi. Tre stupende persone, che mi vogliono bene e che mi dedicano un pensiero. Questo è il risveglio che mi merito. L’occhio per un attimo scorre sotto la terzultima chat, dove c’è ancora il suo nome: Marco. Il tutto limita per un istante il mio sorriso. Decido così, che per la mia terapia d’urto di cui ho bisogno, è sicuramente meglio far scomparire quella conversazione.

-SELEZIONA-

-ELIMINA-

Già mi sento meglio. Ora l’unica cosa di cui ho realmente bisogno, è un bel caffè americano. Nell’avviarmi verso la cucina, do una sbirciatina anche a Facebook. Scorro la home, nella quale compare qualche viso noto. Qualcuno che si lamenta perché deve tornare a lavoro, qualche poeta del giorno e il suo stato del cazzo:

——L’unica per me——

Cosa vuole?!? Quelle parole mi fanno vibrare il cuore ma insieme ad esso, si smuove anche tutta la mia rabbia.

Ipocrita. Chiudo subito il social.

Mamma è già immersa nelle faccende domestiche. Comincio a preparami il caffè e so che questa volta qualche domanda sul week end trascorso, mi toccherà e infatti:

“Allora com’è andata ieri Aisha?”

“Bene grazie mamma. Tu che hai fatto?”

“Sono stata dai nonni a fare una bella mangiata. Il tuo pomeriggio sarà stato sicuramente più interessante del mio.”

Altroché, penso tra me e me. Avrei scambiato al volo il mio inferno con la pasta al forno di nonna.

“Mah…nulla di speciale, pomeriggio con Alice a casa di amici.”

Fortunatamente la conversazione muore, dato che mamma deve scendere in lavanderia, per stendere i panni.

Caffè e fette biscottate. Oggi adoro l’idea di dover andare a lavoro e di concentrare quindi le energie altrove. Per otto ore i miei problemi gireranno solamente attorno a dei bei vestiti da vendere, completi da abbinare e persone da accontentare. Decisamente quello di cui ho bisogno, pensare ad altro.

Rispondo in velocità alle chat su WhatsApp e volo a lavoro.

Purtroppo rimarrò sola in negozio per l’intero turno. La cosa non mi rende troppo felice. Oggi mi sarei fatta volentieri gli affari delle mie colleghe chiacchierone. Tutto ciò che è extra quel pensiero tabù, mi è d’aiuto.

Le ore passano veloci. Il via vai di clienti varia. Mi sento molto sollevata nel parlare con persone che non conosco, oggi vorrei non dover rimanere mai sola con i miei pensieri.

In un momento buco, butto un occhio al telefono. Nel gruppo –BeSTfRIENdS- c’è un nuovo messaggio, relativo ad una festa hippie, in programma tra due settimane. Mi piace, confermo subito la mia presenza. Cocktail, coroncina di fiori tra i capelli e beata spensieratezza. Ci andrei stasera, se fosse possibile.

Mentre mi sto occupando di una cliente nella scelta del vestito per un battesimo, per un attimo ho come la sensazione di sentire l’unica voce che dovrei scordare. Penso di essere assurdamente folle e decisamente fuori strada. Accompagno la cliente in camerino per la prova e quel tono di voce dannatamente familiare, si avvicina sempre di più. No, non me la sto immaginando.

Automaticamente mi vien spontaneo di guardare fuori dalla porta del negozio e:

SBAAAM.

Eccolo, è LUI.

Non ci posso credere. È a telefono, o almeno me lo vuole far credere. Passa dritto, vicinissimo all’entrata del negozio. Avviene subito quel fottutissimo incrocio di sguardi, quello a cui non ho saputo mai resistere. Lui mi fa un cenno con la testa. Distolgo subito la mia attenzione e come nulla fosse, torno dalla mia cliente in camerino, cercando di continuare a lavorare.

Non sto capendo nulla. Cosa ci fa qui? E cosa ci faceva così vicino a me? Non aveva detto, che non mi avrebbe più cercata?

La cosa mi fa incazzare da matti ma allo stesso tempo, se devo esser sincera, almeno con me stessa, mi rende stupidamente felice.

Faccio lo scontrino alla signora. Lei esce e rimango sola. I pensieri sono partiti ad una velocità incontrollabile. Non posso farci nulla. So che dovrei odiare quella faccia ma dopo averlo intravisto, ho già voglia di lui.

Mi metto a ripiegare le cose in disordine. Sveglia, sveglia, sveglia Aisha! Ripeto a me stessa.

“Ciao.”

É tornato indietro, non è più al telefono e si trova sulla porta in entrata. Vicinissimo, posso anche sentirne il suo inimitabile profumo.

Mi sento morire, siamo distanti esattamente dieci passi l’uno dall’altro ma dovrei starne, almeno mille, lontani da lui.

Non mi muovo, non dico nulla. Sento un gran batticuore. Vorrei dire alla mia faccia di non arrossire ma sicuramente l’avrà già fatto. Mi sforzo d’essere il più adulta e matura possibile ma le mie sensazioni sono peggio dei primi batticuore di una dolce sedicenne. Peccato che non ho più sedici anni, non basta più il cuore che batte forte forte, per dimenticare la realtà dei fatti.

Mi escono quattro parole di bocca:

“CHE-CI-FAI-QUI? ”

In quel frangente di tempo entra una cliente e lui coglie quel momento per andarsene, senza dire una parola.

Continuo a lavorare, con il più avverso degli stati d’animo. Una gran rabbia per l’effetto che lui fa su di me e una buona fetta di felicità per averlo visto e per il fatto che mi abbia cercata.

Forse ci tiene davvero, se è venuto qui, o forse è il suo ennesimo gesto scenico ma privo di significato.

Poco dopo arriva la collega a darmi il cambio. Raccolgo le mie cose e mi dirigo verso casa.

Vorrei scrivere alle ragazze che è stato qui ma loro probabilmente stroncherebbero subito il gesto.

Quindi preferisco tenere per me l’accaduto, dandogli solo la mia interpretazione.

Arrivo in auto e come il solito tolgo i flyer pubblicitari appiccicati sul parabrezza ma tra i vari foglietti c’è un bigliettino:

——-SEI SEMPRE UNO SPETTACOLO——-

Tolgo subito il biglietto dall’auto, come se il mondo non dovesse vederlo. Salgo e metto in moto.

Fuggo via dal centro ormai tranquillo della città e mi ritrovo nei miei pensieri più affollati e confusi, con un bigliettino che lascio scivolare a terra sul tappetino dell’auto. É facile far credere delle cose ma è estremamente difficile dimostrarle per davvero. Non è di certo con una visita di contenuto pari a zero, o con un bigliettino, che mi vedrà tornare da lui.

Troppo facile usare delle belle parole, per tentare di coprire un bruttissimo errore.


 

(Vorrei sapere la vostra: perdonare e lasciarsi andare o resistere per ricominciare da sè??? lasciatemi il vostro commento qui sotto! §tutto può cambiare§)

 

2 Replies to “3) Dieci passi l’uno dall’altro.”

  1. Oh mio Dio !!! Lei è troppo dentro di lui , è pervasa da lui ma allo stesso tempo lo odia/ ama ..
    Se ritorna avrà sempre la paura di essere tradita e quindi soffrire .. Ma se continua la sua vita senza di lui soffrirà ogni volta che che sente il suo nome……

    Piace a 1 persona

    1. Mi piace la tua interpretazione, Aisha si sta facendo conoscere bene da voi lettori! E’ tosta ,ma sono sicura che la sua scelta non vi deluderà! Buona giornata!

      "Mi piace"

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