28) Senza lui.

Rimango impietrita. Ho capito benissimo le parole pronunciate dalla voce al di là dello smartphone ma è come se fossi appena stata travolta dal più profondo degli stati confusionali. Non connetto. É come se il tempo si fosse arrestato in quell’istante: “sono papà”. Non riesco a trovare delle parole per reagire, forse per il semplice fatto che non so davvero che dire. Mister X si accorge che sono molto scossa, cerca di capire cosa stia succedendo, chiedendomi sotto voce se va tutto bene. Non rispondo, per il semplice fatto che non mi è chiaro se va davvero tutto bene. Spontaneamente mi metto a sedere sul bordo del matrimoniale, non sono sicura di reggermi sulle mie gambe in questo momento. Non ho ancora detto una parola, sono lì, incredula, con il telefono appoggiato all’ orecchio. La voce al di là dello smartphone parla ancora, in cerca di una mia risposta.

“Ehi Aisha ci sei? Sono papà.”

L’ha detto ancora, se prima potevo avere un margine di dubbio sulla veridicità di quella parola, ora ho una certezza: è papà. Che diavolo vuole?

“Aisha ci sei?”

Ripete ancora.

“Sì.”

Nient’altro esce dalla mia bocca e sento già di aver detto molto. La testa mi dice di riattaccare e di continuare la mia vita senza di lui, come ho sempre fatto. L’istinto invece mi suggerisce di rimanere a telefono. Voglio sentire cos’ha da dirmi. Mister X ha sempre più chiaro che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Rimane silenzioso e si siede sul lettone al mio fianco, allunga una mano e me la appoggia sulla gamba, come per darmi man forte. Di getto la afferro e la stringo. Ho bisogno di tutto il sostegno di questo mondo.

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Sento che da un momento all’altro potrebbe piombarmi una valanga addosso. La voce parla ancora:

“Come stai?”

Che cazzo di domanda stupida. A volte la trovo banale e inutile anche nella vita normale, figuriamoci ora. Cosa si potrà mai rispondere ad un: “Ciao come stai?” Detto dopo quattro anni? Solamente il classico: “Bene grazie”. Che non vuol dire assolutamente nulla. Bisogna essere in grado di capire come sta una persona, chiederlo in certi casi serve a poco. Cerco dentro di me la forza per provare a replicare.

“Cosa vuoi?”

La voce al di là della cornetta tace per un istante. Starà pensando. Ha troppo a cui pensare.

“Vorrei vederti. Sarò in città tra due giorni.”

Sono qui in città da anni, razza di ipocrita che non sei altro. Razionalizzo, cerco una risposta migliore, i filtri a volte sono necessari.

“Mamma lo sa?”

“No.”

“Farai meglio a dirglielo allora.”

“Vorrei incontrarti.”

“Parla con mamma.”

Ripeto netta.

“Ok, se per te è necessario, lo farò.”

“Nulla è più necessario.”

Trovo la forza di allontanare il telefono dall’orecchio. Riattacco. Lascio cadere il corpo all’indietro e mi stendo sul letto di Lorenzo. Sono stremata. La conversazione più difficile di sempre. Lorenzo intuisce che la situazione è più delicata del previsto. Per qualche istante rispetta il mio silenzio, poi trova il coraggio di parlare.

“Chi era Aisha?”

Fisso il soffitto.

“Mio padre.”

Mister X non sa nulla della mia situazione familiare, sa solo che vivo con mamma ma non ha mai avuto nessun dettaglio su papà. Potrebbe essere in Cina, in America, morto, scomparso, inesistente, qualsiasi cosa.

“Hai voglia di parlarmene? Ho come la sensazione che lui sia l’ultima persona da cui ti saresti aspettata una chiamata.”

“Bingo, Mister X.”

A questo punto anche lui si lascia cadere all’ indietro e si stende al mio fianco. Mi prende nuovamente la mano e fissiamo insieme, in silenzio, il soffitto. Fino a quando ritrovo la voglia di parlare.

“Non vedo mio padre da molti anni. Se ne è andato di casa da quando ero molto piccola e……………………………………………………………………………………………………”

Parlo ininterrottamente per una decina di minuti. Spontaneamente gli racconto tutto, non ometto nessun particolare, mi sfogo e lui rimane lì vicino a me, a stringermi la mano e ad ascoltare tutto in silenzio. Mi sento protetta al suo fianco.

“Posso capire che questa telefonata ti sconvolga. Sconvolgerebbe chiunque, è una doccia gelata. Come mai gli hai detto subito di sentire tua madre?”

“Perché deve farlo. Ho vissuto con lei tutti questi anni ed è l’unica che ha partecipato ad ogni mia scelta e alla mia crescita. É la prima persona che deve sapere una cosa simile, se lo merita. É troppo facile parlare direttamente con me ma le scuse più grandi le deve fare prima a lei, altrimenti non mi rivedrà mai.”

“Tu lo vuoi rivedere comunque, si vede.”

“Sfido chiunque a non voler rivedere un padre. Per tutto il male che può aver fatto è pur sempre…papà.”

Dice di stimarmi e che crede che stia affrontando questa difficile situazione con una giusta maturità. Mi rassicura, dicendomi che andrà tutto bene. Per quanto questa affermazione sia banale, mi dà conforto e mi rasserena un pochino. Il destino ha voluto che Mister X fosse presente in uno dei momenti più significativi dei miei ventitré anni. Ha saputo comportarsi a regola d’arte, non avrei potuto chiedere di meglio. Stasera mi sono messa a nudo con lui, non c’è dubbio. Arrivare a mostrare le proprie fragilità all’altra persona, credo possa essere la parte più sincera di una conoscenza. A dipingersi belli, sani e forti siamo tutti capaci. La difficoltà sta nell’abbassare la maschera e far vedere ciò che si è davvero: il bello e il brutto. Oggi davanti a lui l’ho fatto, non c’è dubbio. Non ho pianto ma la cosa non mi stupisce. Ho smesso di farlo tanti anni fa per papà. Mi sono promessa che non sarebbe più accaduto e così è stato.

Lorenzo ha un’altra bellissima idea, scendiamo in cucina e mi prepara una tisana. Ho bisogno di distendere i nervi. Ne beve una anche lui e tra un sorso e l’altro chiacchieriamo un altro po’. É evidente che sta cercando di farmi pensare ad altro. Vuole allentare la tensione. Riesce a farlo bene. Ormai si è fatto tardi, è ora di farmi riaccompagnare a casa, dai miei pensieri notturni. Saliamo in auto e facciamo il viaggio in silenzio, la cosa non mi pesa. Stare bene in silenzio con una persona vuol dire molto. Mi dà pace. Non tutti i momenti hanno bisogno di esser riempiti con delle parole. Ogni tanto si volta a guardarmi e mi sorride. È abbastanza. Credo che questa serata ci abbia avvicinato come non mai. Se con il litigio di prima avevamo fatto dei passi indietro, ora abbiamo senza dubbio alzato la velocità e forse siamo più vicini di prima.

Arriviamo davanti casa, lui spegne l’auto ed è pronto a scambiare le ultime parole. Mi abbraccia, mi dice di restare tranquilla e di aspettare. Sostiene che io non debba fare nulla, ora è papà che deve darsi una mossa, a costo di smuovere il mondo per arrivare da me.

“Ha una figlia meravigliosa. Credo lo sappia già in cuor suo e non può rischiare di perderti nuovamente. Sarebbe un folle. Hai aspettato tanti anni questo momento Aisha, porta solo un altro po’ di pazienza.”

É pazzesco come riesca ad affermare con sicurezza che ho aspettato per tanti anni il ritorno di papà. Non gliel’ho di certo detto io ma è esattamente così. Lui l’ha capito da sé e ciò lo rende ancora più speciale. Gli stampo un bel bacio sulla guancia, lo ringrazio per tutto, guardandolo dritto negli occhi e scendo dall’ auto. Percorro il vialetto di casa con il cuore confuso e pieno di sentimenti, come non mai. Che serata.


( Ritrovarsi a condividere delle fragilità, credo sia il modo migliore per conoscere una persona, Mister X e Aisha affrontano ciò e si ritrovano molto vicini. Credete che Mister X, possa aver recuperato dei punti ed essere…quello giusto?)

2 Replies to “28) Senza lui.”

  1. In un rapporto la capacità di ascoltare l’altro di entrare con lui in empatia é senzaltro una garanzia di poter sempre trovare un punto d’incontro….
    Bravo mister x !

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    1. Condivido a pieno. Aisha più che mai ha bisogno di essere ascoltata, anche se la cosa più difficile in assoluto, rimane capirla. Non è una ragazza facile da comprendere a fondo ma credo che riuscire a farlo, sia la chiave per conquistarla. Ciaoooo!!!

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