29) Marco, ancora.

Sento Lorenzo rimettere in moto l’auto ed andar via. Sono spaventata dall’ idea di non riuscire ad addormentarmi stanotte, ho la testa in fermento. Faccio per infilare le chiavi nell’ uscio ma vengo interrotta.

“Ciao.”

Ero così immersa nei pensieri, che questo saluto improvviso mi spaventa, facendomi saltare per aria. Mi volto di scatto e lo trovo a pochi passi da me, con le mani in tasca. Marco. Rimango a bocca aperta ed immobile.

“Scusami non volevo spaventarti.”

La domanda mi sorge spontanea.

“Che diavolo ci fai qui a quest’ora?”

“Avevo bisogno di vederti Aisha.”

Dicendolo noto in lui occhi diversi. Non percepisco nessuna aria di sfida, che di solito porta sempre con sé e che contraddistingue il suo modo di parlare e di rapportarsi con gli altri. Sembra essere davvero sincero. Mi ritrovo senza parole, per fortuna infatti è lui a proseguire il discorso.

“Ti va di sederti a fare quattro chiacchiere?”

Cosa potrei mai rispondergli? Sono così confusa, così frastornata, così stravolta dalla giornata trascorsa, che scambiare due parole con lui, non credo possa destabilizzarmi ulteriormente. Decido così di credere ai suoi occhi sinceri, di mettere da parte l’orgoglio e accetto. Ci sediamo attorno al tavolino che ho fuori casa. Gli rivolgo la più semplice delle domande:

“Come stai?”

Sono però seriamente interessata alla risposta, in fondo è davvero da molto che non ho modo di parlargli e sapere come sta, nonostante tutto, mi interessa davvero.

“Mi manchi Aisha, mi manchi da morire.”

Pazzesco. Alta tensione. Non sono le sue parole a sconvolgermi ma la sua faccia. Sono abituata a vederlo con la sua corazza da uomo duro, quello che non deve chiedere mai, quello che ti risponde male senza farsi troppi problemi. Il Marco stronzo. Oggi però non è così, i suoi occhi hanno un’altra luce, quella luce che in passato avevo già intravisto qualche volta, quella a cui mi sono sempre aggrappata per trovare un motivo per restargli a fianco. Rivederla mi spaventa e mi destabilizza. Cerco di trovare le parole per rispondergli.

“Marco… credo sia normale. Non è passato poi così tanto tempo dal nostro distacco ma la vita va in questo modo, a volte ti chiede di cambiare direzione. Voltarsi indietro ogni tanto è normale ma la nostra scelta l’abbiamo già fatta. Si va avanti”

“Vuoi dirmi che anche tu ti volti indietro ogni tanto?”

Vorrei rispondergli mille volte “sì”, perché è la fottutissima verità. Ma non lo farò. Mi capita di pensare a lui ancora molto spesso, non posso negarlo ma scelgo sempre di accantonare il pensiero, ripetendo a me stessa, che solo il tempo potrà spazzarlo via definitivamente dalla testa. Scelgo una risposta di totale convenienza.

“Marco, lo sai, ora sto frequentando un’altra persona e ci tengo a conoscerla in modo pulito e sincero. Sto bene e sto cercando di trovare una strada, guardare indietro non ha senso. Abbiamo già avuto la nostra occasione.”

É chiaro che le mie parole lo destabilizzano un bel po’. Sta incassando un duro colpo, per quanto cerchi di nasconderlo. Allunga la sua mano sulla mia e la stringe. Bri-vi-di. Una scossa mi parte da lì e si propaga per tutto il corpo. Devo ignorarla, devo ignorarla, devo ignorala, ripeto a me stessa. Non riesco però a spostargli la mano, la lascio lì, a stringere la mia.

“Lo so che ti stai vedendo con quel tizio, non sono scemo ma fondamentalmente non me ne frega un cazzo. So quello che abbiamo provato e cascasse il mondo, tu sei mia Aisha e lo sai. Puoi fare la dura quanto vuoi ma mi basta incrociare i tuoi occhi, anche solo per un istante, al bar, per strada, in discoteca, per capirlo. Stai mentendo a te stessa e sbagli.”

Un discorso fatto tutto di pancia, quelli di cui amo nutrirmi. Lo sento sincero, non ho dubbi. Le sue parole entrano dentro di me e si mettono a girare intorno al mio cuore, disturbandolo. Apre la gambe, afferra la mia sedia e mi tira a sé. Siamo vicinissimi. Non mi costerebbe nulla alzarmi e andare via ma non ho alcuna intenzione di farlo, mi sento davvero al posto gusto. Mi guarda e sorride. Non posso far altro che ricambiare, per quanto mi venga molto difficile guardarlo negli occhi. Appoggia la sua fronte contro la mia, siamo testa contro testa ma non c’è nessun aria di sfida. Solo la voglia di un bacio. A dividerci ci son i centimetri più bastardi di sempre. Al diavolo tutto, mi lascio andare e lo bacio. Ha inizio così un bacio meraviglioso: quello di due persone che si desiderano infinitamente, quello di due anime che si ritrovano, quello di due cuori che si appartengono. Mio dio, quanto mi piace. Non ho alcuna intenzione di far finire questo istante, voglio restargli incollata il più a lungo possibile. Lui mi bacia con passione, intrinseca ad una dolcezza di cui avevo una tremenda nostalgia. Le nostre mani si toccano, si stringono, si vogliono. É ufficiale, è successo ancora, ho baciato Marco.

il-bacio-2006

SBAAAAAM

Apro gli occhi di colpo, balzo sul letto e mi sveglio. Stavo sognando. Cazzo, cazzo, cazzo, che sogno! Sono agitatissima, sembrava tutto così reale. È stato terribilmente meraviglioso, vorrei riaddormentarmi all’istante per tornare da lui. La realtà dei fatti però rimane che si è trattato solo di un sogno. Devo tornare nel mondo reale, per quanto sia stato fantastico ritrovarlo. Sono molto confusa, il mio inconscio mi ha portato di nuovo da lui e ciò mi spaventa. Non credo che i sogni avvengano per caso. Forse qualcosa ci lega ancora e il sogno è l’unico strumento che possa riportarmi da lui, senza generare alcuna conseguenza. Mi è piaciuto da matti, non posso negarlo. Si è intrufolato nei miei sogni, forse per il semplice fatto che è ancora nei miei pensieri. D’istinto vorrei afferrare il telefono per scrivergli con la scusa più banale ma non avrebbe alcun senso. Scelgo la strada della razionalità. Devo semplicemente rimettermi a letto e accantonare questo sogno. Comincio a rigirarmi a destra, a sinistra, pancia sopra, pancia sotto, sul lato, niente da fare, stanotte la vedo molto dura. Questo sogno mi ha destabilizzata, è stato a dir poco invadente. A lui si accodano i pensieri della lunga giornata trascorsa. Mi risuonano in testa mille parole: papà, incontro, paura, rabbia, rancore, mamma, confusione, Mister X, emozioni, aspettative, sogno, Marco, incertezza, testa, cuore etc.…Un vero e proprio inferno. La mia vita sembra essere piena di uomini, che giusti o sbagliati che siano, la sconvolgono. Ogni uno a suo modo. Non trovo pace, non trovo la mia strada. Sono nel pallone. Devo cercare di distrarmi, altrimenti non mi riaddormenterò mai. Decido di prendere le cuffiette e di ascoltare della musica. Potrebbe funzionare. Opto per alcune canzoni tranquille, che amo ascoltare in questi momenti tosti, quelle che aiutano a distendere la mente. La voce di Lauryn Hill dei Fugees, prova a distrarmi e ad alleviare le tensioni.

—Ready or not, here I come,

you can’t hide gonna find you

and and take it slowly….—

Amo la sua voce e adoro questa canzone. Ho un gran sonno non c’è dubbio ma i miei occhi stanno lì: ribelli, aperti e sbarrati. Decido così di alzarmi e mi dirigo verso camera di mamma. Faccio piano piano e mi infilo sotto le coperte del lettone matrimoniale. Da piccolina quando non riuscivo a dormire, mettermi nel lettone a fianco a mamma, sembrava essere l’unica soluzione. Scelgo questa via. Mi avvicino a lei piano piano, non voglio svegliarla ma ho bisogno di sentirla vicina, di sentirmi protetta, di tornare bambina per qualche istante. Il tutto funziona, la presenza di mamma è magica, di lì a poco mi riaddormento sfinita, con la speranza di poter spegnere i miei pensieri almeno per qualche ora.


( Marco inconsciamente torna nei pensieri di Aisha. Che significato date a questo sogno? Lo si può ignorare? §CoNNetTiAMoci§  )

2 Replies to “29) Marco, ancora.”

  1. Che dire….
    Un altalena di sensazioni e sentimenti x fortuna c’è sempre il lettone della mamma
    Un porto sicuro dove riprendere fiato e ripartire con il vento in poppa verso la vita!!!
    Come mi piace questa eroina…

    "Mi piace"

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