6) Schiaccio l’acceleratore, punto verso la macchina ferma.

Arrivo a casa, con poche idee sul da farsi e per giunta quelle che ho, sono assai confuse.

Dovrei mandare un messaggio ad Alice ma cosa le scrivo? Sarà sicuramente arrabbiatissima.

Per un attimo non mi pongo proprio il problema “Marco”, sarebbe inutile dare un seguito magari fatto di messaggi, a quello che è successo in bagno. Dentro di me avrei voglia di sentirmi dire qualcosa da lui ma lo conosco, è andato via troppo arrabbiato per fare il primo passo. Dannazione, lo sto involontariamente giustificando. Che resti dov’è, ora la mia priorità è Alice. Suona il telefono:

Chiara scrive nel gruppo –BeSTfRIENdS-:

-Tornando a casa ho incrociato Matteo. Siamo stati un’ora a chiacchierare, quel ragazzo mi fa sempre uno strano effetto! –

Chiara è fidanzata da un bel po’ con Andrea ma ultimamente il loro rapporto è in una fase piatta. Una crisi. Entrambi si sforzano di sistemare le cose ma i risultati non sono dei migliori. Nel frattempo lei ha conosciuto Matteo, che le ha confuso ancora di più le idee. Amiche normali? No, non ne ho.

Le rispondo che a mio parere, la curiosità nei confronti di quel ragazzo, sta diventando troppa e le volte che si incrociano per caso, o volutamente, cominciano ad essere assai frequenti. Deve stare attenta. Finché non prende una decisione con Andrea, Matteo non può darle nulla di buono.

Sono davvero brava a far filosofia sugli affari degli altri. Sembra riuscire bene a tutti questa cosa!

Continua uno scambio di messaggi tra noi, relativi all’ argomento. Alice, terzo membro della chat, non interviene mai. Dev’essere davvero arrabbiata e forse ne ha tutte le ragioni.

Provo così a mandarle un messaggio in privato. Potrei cercare di spiegarle il mio comportamento ma forse, ora come ora, c’è solo una parola da usare:

-SCUSA. –

Sono solo cinque lettere ma difficili da pronunciare. Costano caro. Di per sé implicano solo un’ammissione di colpa, per un errore commesso. Non è mai facile ammettere di avere sbagliato. Ho sempre cercato di evitarla come parola, dando vita spesso e volentieri a grandi ed inutili perifrasi. A posteriori posso dire, che avrei potuto semplicemente usarla più spesso. Oggi me lo devo ricordare.

I sentimenti buoni andrebbero espressi senza troppe paure o limiti. Ora mi sembra un’ottima occasione per farlo.

Alice visualizza il messaggio ma non risponde. Grrrr!!! Quanto è orgogliosa. Sono circondata di persone orgogliose e testarde. Non per nulla lei e Marco sono dello stesso segno zodiacale, due bilancia. Due testoni, duri da morire.

Ho sempre pensato infatti, che per alcuni aspetti caratteriali, loro si assomigliassero da matti. Forse è proprio per questo, che non si sopportano. Sono fin troppo simili. Credo di adorare entrambi.

Che faccio? Non resisto al fatto che lei non risponda e so che sarebbe inutile inviarle altri messaggi.

Mi infilo la giacca, mi fermo dal primo gelataio aperto e corro a casa sua. Con le buone o con le cattive.

Se dice no a me, non potrà dire no anche al gelato, è un suo punto debole. Sono fiduciosa.

Suono il campanello. Mi apre il fratello, dicendomi di salire pure di sopra, Alice è in camera.

Busso ed entro, senza troppi convenevoli.

É stesa sul letto, con il suo libro-mattoncino da leggere. Fa la dura ma il fatto che legga “Orgoglio e pregiudizio”, dice molto di lei. É un cuore tenero, sotto una dura corazza.

Le sorrido, le faccio vedere il gelato e le chiedo scusa.

Lei secca:

“Non ho voglia di parlarti Aisha.”

Le piazzo il gelato sulla scrivania, non dico nulla e giro i tacchi. Ora sta esagerando.

Mi arriva subito una cuscinata sulla schiena e scoppia a ridere:

“Vieni qui scema! Per chi mi hai preso? Figurati se rinuncio al gelato.”

Mi corre incontro e mi abbraccia, dicendo che siamo state due sciocche e che non dovrà più succedere una cosa del genere. Mi spiega che ci è rimasta molto male ma che le è servito comunque per riflettere. Da oggi sicuramente continuerà a darmi dei consigli ma eviterà di oltrepassare un certo limite.

Ci sediamo sul lettone, aggrediamo il gelato e cominciamo subito a parlare d’ altro.

Ci facciamo un selfie e lo inviamo a Chiara con scritto: –PACE FATTA-.

Lei ci risponde felice, dicendo che non aveva dubbi. Queste sono le mie amiche, che cosa meravigliosa. Mi sento dieci chili più leggera.

Ormai si è fatto tardi, domani si lavora, quindi meglio far ritorno a casa. Saluto Alice, la abbraccio forte e mi rimetto in auto.

Mi sento davvero sollevata. Stasera posso andare a letto decisamente più spensierata.

Metto della musica latina, per allentare le tensioni e guido verso casa.

Osservando il paese spento e le poche persone rimaste a zonzo, noto subito, fuori dal solito bar ormai chiuso, due auto. Una non mi dice nulla ma l’altra è una macchina rossa, proprio come quella di Marco. Ho come un sesto senso. I miei occhi cadono veloci sulla targa: è quella di Marco. Che ci fa ancora in giro a quest’ora di lunedì?

La cosa giusta sarebbe quella di lasciar stare e proseguire verso casa ma la mia curiosità non ce la fa. Svolto e mi avvicino piano alle due auto. In quella di Marco non c’è nessuno, nell’altra vedo due teste.

Marco è lì, sul sedile del passeggero e in quello del guidatore c’è una donna.

Fitta al cuore. Brividi che salgono. Rabbia che esplode.

Non ho tempo, né di calmarmi, né di pensare, passo subito all’azione. Schiaccio l’acceleratore, punto verso la macchina ferma e freno a due millimetri da loro, puntandogli addosso i fari abbaglianti. Voglio che mi vedano bene.

La ragazza si spaventa e non capisce cosa stia accadendo. Marco balza dritto appena mi riconosce e velocissimo esce dall’auto. Si avvicina al mio finestrino e alza il tono di voce per farsi sentire.

“Non è come sembra, ti posso spiegare lei è…”

Non gli do il tempo di finire la frase. Nessuna conclusione potrebbe andarmi bene. Dato che lei non è chiaramente, né sua madre, né sua sorella.

Lo guardo dritto negli occhi, abbasso il finestrino e con tutta la fermezza di cui sono capace affermo:

“Ti odio.”

Accelero e schizzo via.

Un fiume di pensieri invade subito la testa. Solo brutte parole. Fanculo.

Il telefono comincia subito a squillare, il suo nome appare sulla schermata. Può andare avanti a chiamarmi per tutta la vita, per quel che mi riguarda, non risponderò mai. Stronzo, stronzo, stronzo e ancora stronzo. Ed io mille volte stupida, per aver creduto un’altra volta ai suoi baci. La dovrò imparare prima o poi questa lezione!

Arriva un messaggio:

-Dove cazzo vai così veloce, senza farmi spiegare? Tu non sei normale Aisha. –

Arrivo a casa, per la seconda sera di seguito arrabbiata più che mai, sempre per lo stesso motivo, sempre per la stessa persona. Non vale nulla. Non vale queste pene.

Vorrei essere già in camera, senza che mamma debba vedermi così. Non credo di avere una bella faccia. So bene, che per quanto cerca sempre di fare quella che non si intromette mai, in realtà capta ogni mio stato d’animo. Speriamo sia già a letto.

Entro e mamma è sul divano.

“Tutto bene baby?”

Rispondo di sì e il telefono riprende a squillare.

Mamma: “Non rispondi?”

Respingo subito la chiamata, dicendole che è Alice e che la richiamerò una volta in camera. Il telefono riprende a squillare.

Mamma in modo del tutto sarcastico, mi fa notare che Alice sembra avere una certa fretta di parlarmi alle 23.30 del lunedì sera.

Non aggiungo altro, non servirebbe. Ha già capito che qualcosa non va. Faccio le scale e salgo in camera.

Lancio il telefono sul letto e mi ci scaravento sopra, con la stessa violenza.

Mi sento così stupida. Le lacrime cominciano a scendere ma sono fatte solo di rabbia e delusione. Ormai sono abituata a trovarmi in queste situazioni con lui ma oggi sono stanca. Stanca morta di tutte le balle, di tutte le cazzate, di tutti questi intrecci. Vorrei solo che fosse tutto più normale. Non posso aver paura della persona alla quale ho affidato i miei sentimenti. Invece lui mi terrorizza. Ogni giorno insieme, per un attimo sembra essere meraviglioso ma l’attimo dopo, può trasformarsi in un incubo.

Oggi è di nuovo un incubo.


(Credete che la storia di Aisha e Marco sia giunta al capolinea?? Attendo il vostro commento libero qui sotto.)

4 Replies to “6) Schiaccio l’acceleratore, punto verso la macchina ferma.”

  1. Non finirà… Noi donne romantiche amiamo farci del male … Sopratutto se quel male anche per pochi attimi ci riempi il cuore….

    Piace a 1 persona

  2. Fantastico!! Ti faccio i miei complimenti il racconto!! Per quanto riguarda Marco penso che tutte almeno una volta nella vita siamo ‘incappate’ in questo tipo di storie intriganti ma alquanto deleterie per la nostra visione romantica dell’amore.. l’unica via d’uscita è tornare coi piedi a terra e forse è proprio in quel momento che ci accorgiamo che il nostro ‘amore’, con tutti i pregi e i difetti del caso, cammina già al nostro fianco..
    Penso che Aisha saprà dimenticare Marco per qualcuno che la merita veramente, o almeno glielo auguro! 🙂

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    1. ‌Grazie mille! Aisha farebbe tesoro di questo consiglio 😉 Noi donne siamo belle così,piene d’amore e di emozioni! Ogni tanto sbattere la testa una sola volta non ci basta,ma la ruota gira e prima o poi tutto il bene torna!rimaniamo fiduciosi e continuiamo a leggere la storia….ci riserverà brutte&BELLE sorprese! 😉 a lunedì!

      "Mi piace"

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