DA LATTANTE A FILOSOFO, DA GENITORI AD ALLIEVI.

Quando dietro le sembianze di un neonato, si nasconde un instancabile maestro. La parola al Professor Poppete.  

Salve! Mi presento, sono IL LATTANTE. Non parlo, ma tutti mi danno retta. Non so camminare, né sono auto munito, ma arrivo ovunque io desideri. Vengo al mondo senza conoscere nessuno, ma tutti sanno chi sono, quanto peso e quanto sono alto. Non uso prodotti di bellezza, ma ho il profumo più buono del mondo e la pelle più invidiabile del pianeta. Mi nutro di solo latte, ma mi ingrandisco a vista d’occhio. Ho le sembianze di un piccolo uomo, ma come potete ben costatare, dispongo di grandi potenzialità. Sottovalutarmi dunque è da stolti.
Sono qui per confutare un’antica e radicata credenza. Si sostiene infatti, che l’arrivo di un lattante in una coppia, possa mettere a dura prova gli equilibri della stessa e mutarne brutalmente ogni abitudine. Ebbene, sto per smentire ogni argomentazione in merito.
Noi lattanti, non mutiamo le coppie, ci limitiamo a temprarle e migliorarle, insegnando loro molte nuove virtù. Le accompagniamo e spingiamo a nuova vita.
Parlerò prima per me medesimo e poi mi avvarrò del sostegno e dell’appoggio di alcune tesi raccolte da prestigiosi colleghi, lattanti ovviamente. Proverò dunque a narrarvi come trascorro una giornata e come i miei due allievi, che chiamerò per comodità ed affetto: mamma e papà, giovino di continuo di tutti i cambiamenti e dei miei insegnamenti. Vedrete con i vostri stessi occhi, quanto la mia presenza migliori la loro vita di coppia. Non perdiamo altro tempo.  
È giorno. Si racconta che prima del mio arrivo, quei due si svegliassero intrecciati, uno sopra l’altro, e cominciassero la giornata parlando liberamente tra loro. Una vera confusione. Ora quando aprono gli occhi, ci sono io nel mezzo. Simmetrico ed ordinato divido il lettone, con i miei 67 cm di puro splendore. Non è dunque già questo un risveglio più sublime?

Se sto ancora dormendo, mamma si limita a comunicare con papà con dei gesti, per paura di disturbarmi. Giusto e rispettoso. Pare comunque che abbiano imparato a capirsi, e anche qui sottolineerei l’upgrade del loro grado di comunicazione ed intesa. Quando mamma lo saluta, sta ben attenta a non sventolare troppo la mano, perché il gesto potrebbe generare una corrente d’aria e interrompere il mio dolce e delicato sonno. Papà, a quel punto, ha imparato dileguarsi quatto quatto. Si allenano dunque, fin dal primo mattino, praticando le arti di leggiadria ed estrema delicatezza.

Una volta si dice facessero sempre colazione insieme, ora avviene solo nei giorni festivi, quando c’è la giusta calma. Questo mutamento non ho ben capito se sia una nuova assurda regola legata ai vari DPCM o che altro. Di certo non l’ho stabilito io. Gli orari dei loro pasti ancora non mi competono, soddisfatta la mia sazietà, della loro possono far ciò che vogliono. Sono magnanimo, a volte. Personalmente mi assumo solo l’onore di decidere per tutti i ritmi di sonno, veglia e sveglia. Qualcuno deve pur farlo. Tolgo loro un pensiero.
Durante il giorno quando papà è al lavoro, mi comporto tendenzialmente bene. Mamma mi sorride di continuo, prova lampante di quanto sia lieta della mia compagnia. Esaudisce ogni mio desiderio e cerca sempre di prevenire il mio pianto. Credo aspiri all’estrema beatificazione. Mi ritrovo così inevitabilmente docile e mansueto.
Tranne quando ho quei momenti in cui desidero stare sempre in braccio, ma lo faccio per far si che le sue braccia restino sempre toniche e forti. Per non parlare di quanto l’ho fatta diventare abile a far qualsiasi cosa con una sola mano, alcune addirittura solo con i piedi. Inoltre la spingo spesso a cantare, ritengo opportuno che si alleni in quest’arte, intonando per me, svariati pezzi. E pensare che prima non cantava quasi mai. Come credeva di poter migliorare la sua intonazione? Ribadisco, per fortuna ha me.
Ora è un’esperta anche in materia d’organizzazione. Sfrutta ogni singolo minuto, a volte anche i secondi. Al mattino appena svegli ad esempio, finché me ne sto tranquillo nella mia palestrina, lei si mette a cucinar per mezzogiorno, al pomeriggio per la sera. Pensate che quando sono con Morfeo, raddoppia, di sua spontanea volontà, il ritmo delle sue attività. Gira come una trottola impazzita per la casa: lava, sistema, lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, fa ginnastica, scrive e tutto quel che può. A quel punto preferisco dormire, perché a guardarla mi verrebbero dei gran capogiri. Fatto sta, che la sua efficienza, da quando sono al mondo, ha di certo raggiunto i massimi livelli. E poi sarei quello che l’ha sconvolta.

Quando cala la sera, papà torna a casa. Ed io automaticamente, dopo una certa ora, tendo a diventare nervosetto. Ricordiamolo, sono un lattante, non sono un perfetto. Lui, a quel punto, non si spiega tutte le foto che ha ricevuto durante il giorno, in cui sembro sempre un tenero angioletto. Ma che colpa ne ho, se sono un irresistibile modello, e lui è caduto nel tranello?  

Fanno discorsi del tipo:  
P: ‘Forse l’hai fatto dormire troppo durante il giorno ed ora è iperattivo. ‘
M: ‘Ti assicuro di no, ha dormito il giusto. ‘
P: ‘Ma ora piange, credo proprio voglia la sua mamma. ‘
M: ‘No, ti assicuro che vuole stare un po’ con il suo papà’.  

Cominciano così a passarmi, l’uno nelle mani dell’altra. Segno di un acquisito e maturo altruismo di coppia, ognuno vuole donarmi all’altro. Ed io nel frattempo provo un certo piacere in quel dondolio. Di solito la partita finisce quando mamma usa la carta:  

‘Per favore, vai a cambiargli il pannolino.’

Papà si arrende e mi porta con sé alla toilette. Non fa sempre quello che gli viene chiesto, a volte si siede comodo sul water, continuando a navigare nei suoi pensieri e nel frattempo mi mette dentro la vasca da bagno vuota. Sostiene che da lì non possa cadere. È diventato assai astuto nel gestirmi. Per un po’ rimango tranquillo, amo molto cambiare scenari e lì, non è poi così male, soprattutto se mi allunga la mia amata e colorata paperella.  

  Mi sono accorto che mamma a volte ci spia dalla porta, ma non dice nulla. Osserva e prende nota. Quando papà non c’è, prova anche lei a farmi fare quelle cose, per testarne l’efficacia e trarne magari qualche beneficio. Tipo far la pipì senza dovermi intrattenere. Mi dice sempre però di non dire a papà che lo copia, altrimenti lui si vanterebbe troppo delle sue strampalate invenzioni e magari ne farebbe di più estreme. Dobbiamo limitare la sua mascolina creatività.
Torniamo però al cambio pannolino. Quando comincio a lamentarmi dalla vasca da bagno, papà capisce che è proprio ora di cambiarmi. Nel farlo solitamente accende la radio, per esercitarsi con me nella danza. Fa talmente tante boccacce e cose buffe, che quando ha finito, mi sento carico più che mai.
Assicuro così la mia vivace presenza anche per cena. Vengo posizionato sul mio trono, che loro chiamano volgarmente ‘sdraietta’ e il pasto può avere inizio. Per un po’ li osservo e li lascio mangiare, ma poi la voglia di animare la cena si impossessa di me e comincio a chiamarli. A volte basta fare dei versetti, altri mi trasformo in una vera e propria aquila e grido forte. Noto che con la seconda tecnica ottengo più successo, evidentemente la preferiscono. Quando l’urlo mi vien bene, riesco addirittura a farmi prendere in braccio e finisco seduto sulle loro gambe. Vengo così intrattenuto con i mille colori della tavola e mi diverto molto. Mamma e papà che prima parlavano tra loro, in tono normale e a mio modesto parere quasi noioso, ora finalmente fanno pernacchie e strani gesti. Ogni sera riesco dunque a rallegrare la loro cena. Quando sono proprio ispirato, sfoggio anche il mio pezzo forte: le puzzette rumorose. Lì sono certo del risultato: grasse risate per tutti. Ci tengo molto ai loro sorrisi. E pensare che c’è chi vorrebbe i poppanti già a nanna all’ora di cena. Mah…
Arriva l’ora di mettere il pigiama e questo di solito è un compito di papà, ma proprio non capisco perché lo faccia lui. Non sa mai dove e quale sia. Per lui i vestiti sono tutti uguali, andrebbero cambiati solo quando i pannolini non riescono a contenere la mia esuberante salute. Mica come mamma, che ogni mattina, pesca felice qualcosa di nuovo dal mio guardaroba. D’altronde ho ricevuto così tanti doni per onorare la mia nascita, che se non mi cambio almeno due volte al dì, non riuscirò mai a sfruttarli tutti. 
Giunge il momento della nanna, questo è un onere di mamma. In quello babbo non può competere, non è soffice e melodico come lei. Do un bacio a papà, assicurandogli che ci vedremo molto prima di quanto possa pensare. Ce ne andiamo in camera e ci accoccoliamo. Mi ancoro così alla mia amata poppa. A volte mi addormento senza tante storie, altre proprio non ne voglio sapere. Altre ancora fingo di essermi addormentato e appena mamma si alza e tenta di varcare la porta, mugolo e la faccio tornare subito indietro. Lei si chiede come sia possibile, che piango sempre quando arriva a metter la mano sulla maniglia. L’ho detto io che non bisogna sottovalutarmi.
Quando voglio proprio testare la sua pazienza, le tendo un diabolico trabocchetto: la faccio arrivare fino alla cucina, perché mi sono accorto che per degli istanti gioisce, e glielo concedo, ma subito dopo la richiamo all’ordine. Il suo posto è al mio fianco. Le riconosco comunque una certa caparbietà nel continuare ad addormentarmi e a tentar di scappar via.
Che poi cosa vorrà mai andare a fare di là in salotto? Che ormai è notte, 20.30-21.00. Non è meglio riposare al calduccio? Lo faccio per lei, un giorno sono certo che lo capirà.
La serata però termina davvero quando siamo tutti e tre insieme nel lettone. Vicini vicini. Ditemi voi se non regalo infinita dolcezza.
Durante la notte a volte mi lamento, perché desidero amore e spuntini a tutte le ore. Sono un insaziabile romantico. Ma anche questo in fin dei conti lo faccio per loro, perché si sa: ‘Chi dorme non piglia pesci!’  

Potrei chiudere qui la mia discussione, con la certezza di aver già convinto la maggioranza di voi. Con gli scettici non sto neanche a combattere, quelli dicono ‘NO’ a tutto per mestiere. Ma poiché non vorrei peccare di presunzione, ho chiesto un confronto, per saggiare ulteriormente le mie tesi, ad alcuni esimi colleghi. E guardate qui cosa ne è venuto fuori. 
Uno di questi sostiene che prima di lui, i suoi genitori, durante il giorno si scambiassero messaggi d’amore e proposte per la cena. Si perdevano in tali frivolezze. Mentre ora, giustamente, si confrontano sul fatto che lui abbia o meno fatto la cacca. Non è questo un segno evidente di maggiore maturità e senso di responsabilità per la coppia in questione?
Un altro racconta che mamma e papà si son trovati talmente bene ad addormentarlo con le famose ‘pacchette sul sedere’, che ora, se le scambiano tra loro a vicenda e si calmano l’un l’altro. Che piacevole ed omeopatica scoperta.
Altri adulti, sempre per merito di un collega, sono in moto perpetuo. Vanno in giro per casa dondolando, anche quando il loro lattante dorme sereno ed immobile nella culla. Il poppante ama vederli in movimento anche da sveglio e li spinge quindi ad allietarlo con degli spettacoli a ritmo di salsa, riportandoli ad una vecchia passione. Egli dona dunque infinite possibilità di svolgere attività fisica, che sappiamo bene esser un toccasana per la salute.
Una coppia ha addirittura provato ad uscir per cena, lasciando a casa la lattante. Come credete sia finita? Ovviamente hanno mangiato parlando di lei e guardando le sue foto. Altra prova evidente che non sanno stare senza di noi.
Un altro ha il gran merito di aver fatto cambiare l’auto alla madre. Che dovendolo trasportare in tutta sicurezza, ora gira con il bel SUV di papà. Mentre lui si è ritrovato ad usare la piccola e sgangherata utilitaria. Quale miglior prova di umiltà per un uomo?
Molti colleghi hanno insegnato ai loro adulti a gustare le cose un po’ per volta. I film per esempio, vanno guardati di mezz’ora in mezz’ora, quando si può. Ditemi voi che senso aveva ingurgitare intere pellicole, tutte in una volta, e cadere in un eccessivo relax?
Un altro salva di continuo la vita ai genitori. Quei due ogni tanto hanno la strampalata idea di mettersi a fare strane acrobazie uno sopra l’altro. Lui ogni volta che li vede, li richiama subito all’ordine, cominciando a piangere e per fortuna li fa smettere subito.  
Vogliamo parlare poi di tutte quelle coppie che scelgono di avere più di un lattante? Cosa dovremmo pensare di loro? Sciami di folli, senza senno?
Insomma credo ormai di avervi convinti tutti, o quasi. Il mio compito di filosofo giunge quindi al termine. È ora che torni a fare il neonato, dopo tutta questa serietà, sento proprio l’esigenza di piangere un pochino spensieratamente, solo per farmi coccolare. Dai miei due instancabili allievi ovviamente.
Vi lascio con un’ultima riflessione: quando le lezioni dei vostri poppanti vi sembreranno troppo difficili, provate a pensare che amare è sempre stata una dura disciplina, ma di gran lunga la più gratificante. Siamo molto piccoli, ma abbiamo un compito immenso, quello di insegnare ad amare nel più profondo e puro dei modi esistenti. E d’ora in poi quando penserete alla classica immagine dell’uomo saggio, associandolo ad un anziano serio con la barba bianca e lunga, chiedetevi se non sia più opportuno dargli il volto di un tenero e simpatico lattante.

Il lattante filosofo B.B. in arte Poppete
Ringrazio tutti i colleghi, che con i loro preziosi racconti, hanno arricchito le mie tesi.
E Una Bionda e Una Penna per avermi prestato il PC e ospitato nel suo blog ;-P    

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