37) Insaziabili.

La bella signora mi rivolge nuovamente la parola. Mi guarda con i suoi occhioni grandi e con un fare sempre molto educato dice:

“Mi potrebbe fare il favore di dirgli che ho lasciato i documenti riuniti in sala da pranzo? Aggiunga anche, che la sua zia gli vuole tanto bene e che gli ha lasciato una torta in frigo per questa sera.”

Cosa?!? Non sto capendo nulla, zia, documenti, dolce? O si tratta di qualche strano gioco di ruolo, o questa bella signora è semplicemente la zia di Lorenzo. Provo a fare chiarezza:

“Ah! Ma lei è la zia, proprio proprio zia di Lorenzo?”

Mi guarda con aria perplessa. Devo avere davvero una faccia assurda.

“Certo dolcezza! La sua preferita anche!”

É ufficiale: stavo per compiere una gaffe dalle dimensioni epiche. Per fortuna mi sono trattenuta.

“Ok, riferirò tutto. È stato un piacere incontrarla signora!”

Provo così a riscattarmi dalla figuraccia.

“Piacere mio.”

Rimango imbambolata a pochi metri dalla porta. La testa connette tutte le informazioni e mi rendo conto di essermi fatta un grandissimo film. Non c’è nessuna milf, nessuna relazione clandestina, nessuno scandalo. Solo la mia folle e fantasiosa testolina, partita per la tangente. Mi sento sollevata ma ora non so bene come comportarmi. La signora mi saluta, rientra per prendere le sue cose e poco dopo esce nuovamente e se ne va.  Raccomandandomi di nuovo di riferire del dolce. Nel frattempo decido di tornare in auto e la osservo allontanarsi. Non posso di certo restare piantonata qui fuori, le potrei sembrare ancora più strana. In realtà però non ho alcuna intenzione di andarmene, se è vero che Mister X tornerà tra mezz’ora, lo aspetterò qui. Mi sento in colpa per aver pensato subito male di lui, ma è più forte di me, sono una diffidente cronica. Spero che torni al più presto, ho voglia di stringerlo a me e di dimenticarmi di tutto il resto. So che non arriverà di certo con il sorriso. Dovrò affrontarlo e giustamente vorrà discutere dell’accaduto ma se potessi, oggi vorrei tanto saltare tutta la parte del chiarimento, dei musi lunghi, del malumore, delle scuse e delle giustificazioni, per passare subito al momento in cui si fa la pace. E se non avesse alcuna intenzione di perdonarmi? Se non volesse nemmeno parlarmi? Devo prendere in considerazione anche questa opzione, ma voglio provare ad essere positiva: lo aspetterò qui e andrà tutto bene. Scendo dall’auto e mi dirigo di nuovo verso l’entrata. Mi metterò a sedere sugli scalini, aspettando il suo arrivo. Tiro fuori lo Smartphone per farmela passare e faccio un giro sulla home di Facebook per farmi un po’ di affari degli altri. Nel leggere gli stati dei depressi cronici del web, mi sento già meglio: c’è chi sta peggio di me. Se dovessi racchiudere questa giornata in uno stato Facebook, potrei dar vita alla più triste e malinconica delle poesie crepuscolari. Una cosa tra il depresso ed il dannato. Arriva un messaggio di Alice su WhatsApp:

-Ehi tesoro, allora papà è arrivato? –

Chiudo subito la schermata e metto via il telefono. Non ho per niente voglia di parlare di questa triste verità. Mi rannicchio su me stessa e torno nel mio fiume di pensieri. Infilo una mano nello zainetto ed estraggo le cuffiette per la musica, un ottimo modo per ingannare il tempo. Seleziono la traccia e via, totalmente off: tra musica e pensieri.

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Sono immersa nella musica a tal punto da non accorgermi che tutto d’un tratto Lorenzo si materializza davanti a me. Paradossalmente è lui a cogliermi di sorpresa. Non avevo percepito il suo arrivo, ero totalmente sovra pensiero. Se ne sta lì davanti a me, con le braccia conserte e mi osserva. Sta decisamente aspettando una mia mossa. Mi tolgo timidamente le cuffiette dalle orecchie e alzo gli occhi su di lui. Non dico nulla, provo semplicemente a sfoggiare un sincero sorriso.  È tutto quello che ho da offrirgli.

“E tu che ci fai qui fuori al freddo?”

Grazie a dio mi parla, è già un buon segno.

“Stavo aspettando che tornassi.”
“E come potevi sapere che sarei tornato prima del tuo congelamento?”
“Ho incrociato tua zia, mi ha detto che saresti tornato tra mezz’ora. Così ho deciso di aspettare. Ah, ha lasciato un dolce in frigo.”

Con l’annuncio del dolce, riesco a strappargli mezzo sorriso. Grazie zia Katia!

“Muoviti alzati e vieni dentro. Non voglio la tua influenza sulla coscienza.”

Fantastico! Mi fa entrare, un’altra carta a mia favore. Forse però si sta solo comportando da gentiluomo, non è di certo il tipo che ti lascia fuori dalla porta. Non faccio troppi complimenti, né domande, mi alzo e lo seguo dentro casa.
Accende un po’ di luci, mi fa strada e va diretto in cucina. Accende il fornello e mette a scaldare dell’acqua. In tutto ciò rimango muta in disparte. Limitandomi a spostare lo sgabello del bancone della cucina, per mettermi a sedere. Lo osservo in silenzio. É come se stessi aspettando il suo permesso per potergli spiegare il motivo della mia improvvisata.

“Non hai una faccia meravigliosa stasera Aisha. Thè caldo?”

Annuisco e apprezzo molto il fatto che non stia usando nessun tono troppo sostenuto nei miei confronti. Ha capito che sono in difficoltà. Sta cercando di mettermi a mio agio. Speriamo non si tratti della quiete prima della tempesta.

“Menta o frutti rossi? ”

“Frutti rossi, grazie. ”

È come se avesse già capito che ho qualcosa che non va, come se mi stesse invitando a raccontarglielo, senza alcun bisogno di farmi delle domande dirette. Si avvicina e mi porta la tazza. Prende l’altro sgabello e si siede davanti a me.

” Allora piccoletta che succede? ”

“Papà non è venuto. ”

“Scherzi? ”

Faccio segno di no con la testa. Lui afferra il mio sgabello e lo tira sé, spostandomi di peso. Mi ritrovo tra le sue gambe e appoggio spontaneamente la testa sulle sue spalle. Mi lascio andare. Mi sento già sollevata e apprezzo infinitamente il fatto che lui per qualche istante, sia riuscito a mettere da parte il nostro litigio. Mi ha capita, ancora prima che aprissi bocca. Mi stringe a sé e mi avvolge in uno splendido abbraccio, dandomi un tenero bacio sulla fronte.

“Che motivazione avrebbe trovato per tirarsi indietro? ”

Gli spiego la scusa di papà, rimanendo ancorata alla sua spalla, non ho alcuna intenzione di staccarmi. Gli racconto tutto, sempre restando appoggiata su di lui. Sento il suo intenso profumo e la morbidezza del suo maglioncino a contatto con la mia guancia.

“Non è facile ma prova a lasciar correre tutto quanto Aisha. Hai fatto tutto ciò che era in tuo potere. È lui che ha bruciato un’enorme opportunità. Non riesco proprio a capire il perché, ma è così. Ti va di venire sul divano così ci rilassiamo un pochino? Anche io ho avuto una giornataccia.”

Lo seguo in salotto e gli chiedo il perché della sua giornata difficile.

“Ero a due ore da qui per lavoro e ho scordato a casa dei documenti necessari per ciò che stavo facendo, così mi è salito un nervoso pazzesco. Per fortuna esiste la zia Katia. È la persona che abita più vicino. L’ho chiamata e le ho chiesto di venire qui per recuperare i dati necessari. Almeno sono riuscito a combinare qualcosa, ma domani mi tocca tornarci.”

Ci sediamo sul divano e con molta naturalezza ci mettiamo comodi. Con altrettanta spontaneità lui inizia a sfiorarmi la mano. Ho voglia di farlo sorridere, così gli racconto dell’incontro con sua zia e del film che mi ero fatta sulla loro possibile relazione. Lui scoppia a ridere.

“Mio dio Aisha, tu sei matta per davvero. Non vedo l’ora di raccontare a zia questa cosa. Potrei lusingarla alla grande. Si sentirà giovane e seducente!”
“Ma sei scemo??? Non devi dirle nulla, sennò penserà che sono una pazza allucinata!”
“Mah va! Si farà quattro sane risate e fantasticherà sull’idea di poter essere ancora una super milf.”
“È davvero una bellissima donna!”
“Siamo tutti belli in famiglia.” Risponde giocoso

Stiamo già ridendo e scherzando, non ci posso credere. Tutto ciò di cui ho bisogno. Nel posto giusto al momento giusto, non c’è dubbio. Desidero però essere corretta e affrontare anche la questione del nostro litigio. Non posso fare finta di nulla. Mi faccio coraggio e affronto l’argomento.

“Ma tu non sei arrabbiato con me?”
“Intendi per il fatto che indossi ancora le scarpe sulla moquette? Sì, davvero moltissimo.”
Mi sta decisamente prendendo in giro, anche se effettivamente forse mi sarei dovuta togliere le scarpe. Sa benissimo di cosa sto parlando ma evidentemente vuole che sia io ad affrontare in modo diretto la questione.

“Dai hai capito cosa intendo.”

Mi guarda con aria di sfida e fa cenno di no con la testa, rafforzando il concetto anche con un no ad alta voce. Tento di esporre meglio il mio punto di vista.

“Il fatto è che ho capito che avevi ragione. Avevo bisogno di prendermi il mio tempo, per poter riflettere e fare un po’ di chiarezza e ho capito che…”

Non faccio in tempo a finire il concetto, che lui mi afferra il braccio e mi tira a sé, non mi lascia possibilità di reazione. Mi ritrovo a cavalcioni sopra di lui e vengo travolta da un bacio appassionato e colmo di desiderio. Mi lascio andare nel modo più semplice che esista e rimaniamo incollati per una serie di intensissimi minuti. Wow! Un bacio in grado di sconvolgermi. Mi bacia proprio nel modo che piace a me: intensità allo stato puro. Ci stacchiamo giusto l’istante necessario per un breve respiro, ma poi ricominciamo un’altra volta. Insaziabili. Purtroppo come ogni cosa, anche questo splendido bacio giunge al termine. Rimaniamo però fermi, uno a pochi centimetri dall’altro, occhi negli occhi. Come se volessimo immortalare quell’istante. Un momento magico, fatto di quel silenzio che segue i momenti di massima intensità. Un silenzio sacro, che onora l’istante vissuto, a cui non serve alcuna parola di contorno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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