“Ci dispiace molto” continua a ripetere la signora che avevo incontrato in cassa. “Non era mai successo”. Vorrei ben dire penso, mentre mi premo il ghiaccio sulle tempie. La signora continua a tirare fuori cose per far divertire Emma, che credo sia ormai ubriaca d’oggetti.
Due profondissimi occhi stranieri mi guardano dal fondo della stanza. L’uomo gorilla, che era anche uno dei due attraenti equilibristi, è seduto su una sedia con un ghiaccio sulla testa e uno sulla caviglia. I nostri sguardi s’incontrano e qualcosa accade. Ci studiamo a vicenda, consapevoli che quello che è successo è decisamente folle.

E per assurdo mi viene in mente la mia migliore amica quando mi dice: “A te, dopo il coglione, per svegliarti, ti ci vuole uno che ti piomba addosso!”
“Fa male?” mi chiede, con voce rauca e un chiaro accento dell’est.
“Sopravvivrò.” Rispondo.
Dopo un’ora e mezza riesco a convincere tutti che sono in grado di tornare a casa. Emma nel frattempo si è provata abiti di ogni tipo e ha imparato due numeri di magia. Ci congediamo dopo essere state ampiamente rimborsate, con la raccomandazione di mandare mie notizie l’indomani e con lo scongiuro, più o meno esplicito, di non denunciare l’avvenuto. Sono fortunati, sono caduti addosso alla persona giusta. Sto bene e ho solo voglia di tornarmene a casa.
Usciamo dal circo e saliamo in auto, sul sedile a fianco a quello di Emma appoggio due bambole, uno scettro luminoso e una di quelle macchinette con il bastone che si comprano con le caramelle. Se avessi dovuto pagare tutta questa roba, sarebbe costata di certo più del bernoccolo che mi porto a casa. Sto per mettere in moto quando noto un foglietto sul parabrezza. Scendo e lo prendo:
-Dispiace. Ma almeno sono caduto su bella donna. Domani dime come stai, se vuoi…
Andrei 33345987***-
Hai capito il gorilla. Intasco il biglietto e ce ne torniamo a casa.
Il padre di Emma mi ha fatto una pantomima infernale sull’accaduto. A quanto pare tra il pubblico c’era una giornalista e la notizia è finita sul quotidiano del paese.
“GORILLA del circo travolge una donna e la sua bambina”
I titoli di giornale, quanto mi fanno sorridere. Pensa te come siamo presi, un bernoccolo che fa notizia. Ovviamente litigo con suo padre e quando esce di casa con Emma in braccio sono così incazzata che per qualche assurda ragione frugo nella tasca del giubbotto e mi viene voglia di chiamare il gorilla.
“Pronto?”
“Ciao… sono Bianca quella… del circo” che diamine ho detto, è lui quello del circo.
“La bella donna.” Capisce comunque all’istante.
“Eh… sì… cioè… se lo dici tu…”
“Come stai?”
“Bene. Tu?”
“Bene…”
“Che fai stasera?” dico tutto d’un fiato.
“Stasera libero.”
“Niente circo?”
“No, saltato.”
In realtà so benissimo che hanno sospeso gli spettacoli “per manutenzione”, quello che mi sfugge è perché ho chiamato quest’uomo, o forse no.
Silenzio.
“Tu sola?” chiede lui.
Da troppo tempo, penso.
“Sì, sola.”
“Vuoi bere?”
Detta così suona male, ma vado oltre il chiaro limite linguistico.
“Sì.”
“Vediamoci bar fuori dal circo. Un’ora va bene?”
“Va bene.”
Faccio una doccia al volo, mi metto la crema e il profumo. Ieri non avevo né l’una né l’altro, e crema e profumo insieme sono presagio di tempesta.
Lo vedo fuori dal bar che mi aspetta, il locale è di una tristezza rara, ha tutti i vetri appannati che hanno fatto la condensa. Se entriamo lì finiamo ubriachi a piangere entrambi.
“Salta su!” gli dico “Andiamo da un’altra parte.”
“Ok!” sale in auto. Anche lui ha messo il profumo.
Il bar che pensavo è chiuso e gira e rigira siamo finiti vicino casa. Andrei nel suo essere un circense mi sembra un tipo apposto, ma la verità è che non ho voglia di farmi troppe domande, decido di espormi:
“Vuoi salire a casa mia?”
“Ok, se vuoi tu.”
Saliamo in casa e ci ritroviamo in quella scena da film in cui prima di assaggiarsi bisogna offrire qualcosa da bere. Vodka, penso, è dell’est apprezzerà.
“No amo vodka, hai vino?”
E vino sia.
Parliamo seduti sul divano. Gli chiedo della sua vita da circo che non è poi così distante da ciò che immaginavo e lui mi chiede del papà di Emma.
“Se n’è andato con un’altra donna. Emma aveva 11 mesi…”
“Brutta storia.”
“Già… E tu, come fai ad innamorarti… cioè sei sempre in giro…”
“Gente del circo sposa gente del circo, sennò niente…”
“E tu non sposi nessuno?”
“Stavo con contorsionista, ma finita…”
Eccoli là quegli occhi tristi, me la rivedo davanti, quanti occhi fa spegnere l’amore.
Non indago oltre, alla fine so che non ci vedremo mai più, che senso ha stare qui a fare finta di volersi conoscere? È un po’ come quando visiti un posto nuovo nel quale sai che non tornerai più. Vuoi davvero sapere tutta la sua storia a menadito per poi dimenticarla in qualche angolo remoto della memoria, o sei lì per riempirti gli occhi e prendere tutto ciò che quel posto ha da offrirti?
Non conosco Andrei ma so per certo che entrambi abbiamo voglia di spogliarci dei nostri abiti, delle nostre giornate e dei dolori per volare leggeri qualche istante.
Ci guardiamo negli occhi, ci parliamo in silenzio e sono io ad avvicinarmi alla sua bocca. Lui mi accoglie, sento prima la morbidezza, poi il gusto e infine mi unisco al ritmo delle sue labbra. Bocca carnosa, gusto dolce alterato dall’aroma del vino e ampie cavalcate con le labbra. Una bocca completamente diversa da quella a cui ero abituata e un modo tutto nuovo di toccare, respirare e leccare. Scatta la molla, saltano i freni. Desiderio tutto al presente.
Il sesso non si racconta, il sesso si fa. Odio chi parla troppo in questi frangenti e lui sa tacere molto bene. E questa volta non è un limite linguistico, è una scelta ben precisa. Per fare sesso servono i cinque sensi, o quelli che uno ha, il resto non conta, il resto serve per fare l’amore, ma non è questo il caso. Non ho alcuna intenzione di fare l’amore con King Kong. King Kong è puro istinto animale.
Consumiamo tutto sul divano: stesi, seduti, lui in piedi io chinata in avanti con le braccia poggiate sullo schienale.
Per un attimo lo immagino vestito da gorilla e mi scappa da ridere.
“Perché ridi?”
“No, niente…”
“Perché?”
“Stavo pensando al gorilla.”
Ride anche lui e l’istante dopo affonda dentro di me.
Raggiungo l’orgasmo alla velocità di chi non fa sesso da almeno tre anni, meglio così, avevo paura di non esserne più capace. Gode anche lui e lo spettacolo è presto finito.
Ci lasciamo andare nudi sul divano, in silenzio, nel silenzio sacro di chi ha appena fatto sesso o di chi ha appena fatto l’amore, qui non c’è differenza. Si tace e si gode del corpo e della mente finalmente leggeri, dovrebbero farci sopra una legge.
“Domani cambiamo città con circo.”
“Lo so…”
Ci siamo detti tutto. Ci siamo dati tutto. Certe persone piombano nella nostra vita con una missione ben precisa e Andrei ha svolto alla perfezione la sua. Sono ancora viva.
Una Bionda e Una Penna



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