Musica alta a colazione

LUI
A un passo dalla chiusura del master, con un appartamento di proprietà e costretto a studiare in biblioteca con adolescenti che odorano di eccessive spruzzate di Malizia da discount. E tutto questo perché una folle indisponente ha aperto un locale di odiosa musica latina giusto sotto la finestra di casa mia. Musica a qualsiasi ora. E gatti, gatti in ogni dove, è pure una gattara. Odio lei, odio il suo stramaledetto locale e ho un bassissimo grado di tolleranza nei confronti delle palle di pelo in generale. Credo di averci parlato civilmente solo per i primi dieci minuti, già quando mi ha detto il suo nome e ha cominciato a ironizzare sul mio mi ha fatto girare le scatole.
Il mio nome non ha niente che non va, che pensi al suo, Nina, che diavolo di nome è Nina? Al massimo sarà un diminutivo, i suoi genitori saranno di quelli fissati che un nome corto, per qualche assurda ragione, semplifica la vita.
Eccola che alza di nuovo il volume. È mattina, cristo santo, che motivo avrà mai per sparare musica così alta quando la gente normale fa colazione? Ora vado di sotto e le taglio la spina.

LEI
Alzo di proposito il volume, per vedere se quell’impomatato viene giù a farmi un’altra predica. Deve studiare lui poverino, benissimo, e io devo lavorare. A lui serve il silenzio, a me la musica. A lui danno fastidio i gatti, a me regalano gioia. Come la mettiamo?
Geremia, giusto giusto quel nome potevano dargli. Se non erro, dev’essere il nome di un predicatore, un personaggio che sta in giro per la Bibbia, i suoi genitori ci hanno visto lungo, visto che a fare le prediche è un portento. Hanno fatto proprio un figlio palloso. Per dispetto chiamerò Gerry l’ultimo dei felini che si è appena aggiunto al branco, un micio microscopico al quale sto cercando di pulire gli occhietti da mezz’ora. Salvo gatti da quando ne ho memoria, non sono io a trovare loro, ma loro a trovare me e qui al locale cerco di trovare un posticino per tutti. I clienti più carini talvolta mi portano anche qualche scorta di cibo.
Di solito comincio ad alzare il volume verso le 17.30 per attirare i primi clienti dell’happy hour ma oggi, dopo essermi presa della “gattara irrispettosa”, ho proprio voglia di dargli fastidio. Comincio ora e non smetto fino all’alba. Geremia, Geremia beccati questa canzone e beccatela a tutto volume.

LUI
Prendo in testa una palma, che sono certo ieri non fosse qui, e dopo aver schivato almeno sei gattacci mi paleso al bancone. Non c’è nessuno, solo la musica che va a palla insieme al testosterone di Luis Fonsi. La gattara spunta all’improvviso da sotto al bancone.
“Buongiorno profeta. Tequila?”
“Sono le 10 del mattino. Mi spieghi il perché di questa musica?”
“Le pulizie mi vengono meglio così.”
“Perfetto, allora lo spiegherai anche alla polizia.”
“Chiamali, chiamali! Vanno pazzi per il mio mojito.”
O forse vanno pazzi per il suo fondoschiena, un pensiero non controllato mi sfugge e insieme all’occhio cade su quella minigonna aderente che le sale a ogni spruzzata e asciugata di Vetril.
“Che fai mi guardi il culo Gerry Scotti? Torna a studiare.”
Stronza e sfacciata all’inverosimile. La odio. Ma ha un gran bel lato b.
“Miao.” mi fissa come se avesse udito i miei pensieri.
“Sfotti?”
“No no, volevo solo presentarti Gerry, l’ultimo arrivato.”
Alza un micio che pare uno sgorbio e me lo avvicina.
“Puoi accarezzarlo se vuoi, ha solo un brutto nome, ma per il resto è adorabile, lui.”

LEI
Ha proprio la faccia da bravo ragazzo il profeta. Alle 10 del mattino con 40 gradi se ne va in giro con la camicia, un’ammirevole scelta di malsano masochismo. Comunque sia non è un santo, l’ho visto come mi fissava il culo mentre pulivo il frigo. Il mio locale è pieno di specchi, alla gente piace specchiarsi e io amo potermi guardare le spalle. Anche il suo fondoschiena non è male, lo osservo mentre esce blaterando e prendendosela per l’ennesima volta con la solita palma. Fa di certo qualche sport, un culo così sodo non si ottiene studiando.
Stasera ho un evento molto importante qui al locale, gente che spende, in fondo in fondo in fondo mi dispiace che il suo esame sia proprio domani, ma non posso farci nulla, toccherà litigarci di nuovo. Il festeggiato è uno di quelli che non farà spegnere la musica prima delle 3. Ti aspetta una lunga notte, caro Geremia. E tu piccolo Gerry, vieni con me, è ora che ti dia qualcosa da mangiare, sei pelle e ossa e rischi di non arrivare a domani.

LUI
Scomodo da matti, con le gambe che toccano sotto al tavolino, mi sento dire dalla ragazza della biblioteca che l’aula studio sta per chiudere. Mi manca l’ultimo ripasso, se stasera alza il volume più del dovuto le faccio saltare per aria il locale, partendo da quella dannata palma che mi ha graffiato la fronte, lasciandomi un segno che si vedrà anche domattina e che mia madre vorrà coprire a ogni costo per le foto di rito.
Imbocco il vialetto di casa, incrocio due gatti e già sento la musica.
“Ciao studioso!” urla sistemando una luce del dehors.
“Abbassa.”
“La luce, dici?”
“Al diavolo.” Mentre lo dico mi lancia in testa un pacchetto. Un pacchetto con dentro un paio di tappi. E sparisce in direzione del bancone.
Salgo, mi faccio un toast e mi rimetto sulla presentazione, ma non riesco a concentrarmi. È possibile che queste canzoni incitino solo a ballare sotto al sole e a riprodursi? C’è davvero qualcuno che le apprezza?
Come diamine si usano sti cosi? Danno fastidio alle orecchie, ma effettivamente funzionano e mi concedono l’ultima ora di concentrazione necessaria.

Mi affaccio alla finestra, giù sembra una balera, gente che si dimena fino al marciapiede. Grazie al cielo domani dopo la discussione me ne vado per qualche giorno.
La gattara alza lo sguardo.
“Profeta, non disturbarti a chiamare la polizia, sono già qui!” sorride indicando una divisa comodamente seduta al bancone.
Stasera è vestita di rosso, un abitino aderente; notevole. Se non fosse così odiosa sarebbe oggettivamente una ragazza che guarderei.

LEI
Quella t-shirt bianca gli dona molto più della camicia.
“Vieni giù!” lo incito “Tanto fino alle 3 non dormirai comunque. Ti bevi una cosa e allenti la tensione.”
Non so bene perché lo invito a scendere, nei suoi confronti nutro un sentimento misto tra fastidio e curiosità. So che sto tirando la corda con la sua pazienza, ma questo locale è la mia possibilità più concreta per fare quattro soldi, non posso mollare. Se scende glielo offro davvero un drink. Chissà se è uno di quei tipi che si scioglie dopo due shots.

“Devi leccare prima il sale poi la tequila e infine il limone” gli suggerisco vedendolo perplesso come la maggior parte delle persone che si avvicinano alla tequila sale e limone. “A che ora hai l’esame?”
“Tra sette ore” lascia il limone e lecca il sale, a conferma del fatto che senza le mie dritte avrebbe cannato la sequenza. Che poi, se uno ci pensa bene, la sequenza corretta te la suggerisce il nome stesso: tequila sale e limone. Prima il sale e poi il limone.
“Dai, di musica ce ne saranno al massimo altre tre.”
“Ormai è andata e faticherei comunque a dormire.” Butta giù la tequila.
“Capitava anche a me…”
“Cosa?” mi chiede con una strana smorfia mista tra stupore e brivido da tequila.
“Quando studiavo.”
“Studiavi?”
“Non l’avresti mai detto, eh?”
“No.”
“Pensavo che la tequila migliorasse il tuo essere stronzo. Mi mancano pochi esami alla laurea, ma da quando ho preso in gestione il locale non ho più molto tempo e ho rallentato tutto.”
“E perché questo cambio di rotta?”
“Perché i soldi non sono banane.”
Mi guarda perplesso mentre gli verso un altro shot.
“Non crescono sugli alberi, Gerry Scotti.”

LUI
“Ne bevi uno con me?”
Non so se è l’effetto dell’alcool, l’atmosfera notturna del locale o la tensione che sta scendendo, ma stasera mi sembra più simpatica del solito.
“Faccio un giro ai tavoli e torno.”
La aspetto e mi perdo a osservare la gente che balla e se la ride, mentre Nina shakera qualche intruglio e lo serve su bicchieri colorati che guarnisce con frutta fresca. Sembrano tutti felici qui dentro, pare che il suo locale urti i nervi solo a me.
“Sai ballare Gerry?” mi chiede mentre si versa uno shot.
“Assolutamente negato. Cosa studi?”
“Veterinaria. Dopo l’esame ti do qualche lezione se vuoi…”
“Su come salvare un gatto?” chiedo indicando il piccolo Gerry che con questa luce soffusa sembra un inquietante soprammobile vintage.
“No, su come muovere il fondoschiena.”
“Per fortuna dopo l’esame me ne vado per qualche giorno. Ho un certo timore dei gatti e per quanto riguarda la danza si narra che io abbia il cosiddetto palo nel culo.”
Ride di gusto e le riesce proprio bene, bene come il dissetante analcolico che mi versa. Il terzo shot sarebbe stato di troppo per l’esame, apprezzo che non me l’abbia proposto.
“E io a chi romperò le scatole?”
“Rompile a me.” dico, scrivendole il mio numero su un tovagliolo senza pensarci troppo “Ora devo proprio andare. È ora di una siesta. Grazie per il drink e per i tappi, sono stati utili.”
Mi fa un occhiolino e sparisce tra i clienti.

Mi stendo sul letto, fissando per qualche istante il soffitto con una canzonetta latina in loop nel cervello. Una serata decisamente sorprendente. Nina…
Al mattino mi sveglio e trovo un messaggio.
-In bocca al lupo per l’esame profeta-
-Grazie gattara. Ci vediamo quando torno-
-Ti aspetto…-
Mi aspetta.

Una Bionda e Una Penna 🙂

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