L’ultima notte- parte 2.

Soffro di vertigini. Ma ho fatto l’amore sopra a un tetto. Sì sì, sopra a un tetto, con un materasso. No, non intendo dire che ho fatto l’amore con un materasso, ma che ero sopra a un materasso, che si trovava sopra a un tetto, a fare l’amore sopra a un uomo che non scorderò mai.
Mia madre credeva stessi dormendo a casa di mia sorella, mi vengono abbastanza bene le bugie. Sono un’organizzatrice seriale, gestisco con maestria anche quelle. Sono uscita con Robi per circa tre mesi. Anche se la parola giusta non è uscivo, ma entravo a casa di Robi, di nascosto.
Di nascosto per una svariata serie di motivi. Il primo in assoluto è che Robi è l’amico figo di mia madre, per la precisione un suo coetaneo, e forse questo primo punto contiene anche tutti gli altri.
Robi è esattamente come immagino il mio ragazzo ideale da vecchio. Sì, ho detto vecchio, ora mi aiuta a pensare a lui in un certo modo.
Ho un debole per i colori scuri. Se passasse il principe azzurro rischierei di voltarmi dall’altra parte, ma quando passa quello giusto con indosso una tuta non capisco più niente. Lui è quasi sempre in tuta. Comunque sia non sarebbe dovuto accadere.
Non avevo mai pensato a lui in quel modo. O meglio c’era stato qualche episodio in cui mi ero sentita osservata nell’esatto modo in cui un uomo dovrebbe osservare una donna, ma credevo fosse un mio film mentale. Lo stupido film di una vent’enne soda che si sente al centro dell’attenzione o che pretende di esserlo. Ma quella sera ho capito che non era un film.

Stavo tornando a casa dal lavoro, avevo perso l’ultimo bus ed ero decisa a farmela a piedi.
Una macchina accosta È lui. Abbassa il finestrino.
«Ciao, Nina! Serve un passaggio? Vado nella tua direzione.»
Adoro camminare, ma odio prendere freddo. Era freddo. Salgo in auto.
«Scusami, saprò di pizza» dico di getto, assalita dal suo buon profumo.
«Adoro la pizza. E tu hai sempre un buon odore.»
Lì, il primo fulmine, i nostri sguardi si sono incrociati e ho capito che c’era un problema, un problema travestito da imperdibile occasione. A disagio guardo per aria, dannazione, ha anche il tettuccio in vetro da cui si vedono le stelle.
«Dì un po’ Ni, sei una da stelle?»
«Da piccola sognavo di fare l’astronoma.»
«Di solito i bambini sognano di diventare astronauti.»
«Io no, soffro di vertigini. Mi vedevo meglio dietro al telescopio.»
Sorride, e fatico a reggere il suo sguardo. Mi tornano in mente tutte le volte che ho spinto mamma verso di lui, ma lei ribadiva ogni volta che è un Peter Pan e che sta bene con le ragazze giovani. Giovani… giovani quanto?
Mi guarda e sta zitto, mi guarda e sorride. Sta zitto e mi guarda, sorride e mi guarda. Ho caldo, anche se prima faceva freddo.
Arriviamo davanti casa. Noto che la macchina di mamma non c’è e dalla bocca esce la prima di una lunga serie di bugie.
«Entri per un saluto?»
«Perché no.»
Armeggio con le chiavi davanti alla serratura e osservo il suo riflesso nella porta vetro: mani in tasca e pantalone morbido color grigio chiaro. Cristo santo…
«Mamma! Sono tornata!»
Silenzio.
«Mmmh… forse non è in casa.»
E qui i suoi vent’anni di vantaggio arrivano dritti come un treno ad alta velocità:
«La cosa non mi dispiace. Mi offri qualcosa da bere?»
Sono diventata stupida e adulta, stupida e adulta tutt’insieme. Ho aperto il frigo, preso due birre, mentre lui si è accomodato sul divano. Che diamine sto combinando.
Una mano interrompe il silenzio, una mano sulla coscia. Caldo. Sto ferma, magari si è sbagliato. La mano comincia a muoversi. Non si è sbagliato. Lo guardo e lui mi caccia un sorriso sottotitolato: “Non fare finta di essere stupita.” Gli prendo la mano e all’improvviso so benissimo cosa farmene.
L’istinto non sa più stare seduto. Vengo presa da una tale voglia di baciarlo che credo non proverò mai più la stessa sensazione con quell’intensità. Rompe gli ultimi centimetri e arriva alla bocca, mentre le mani cominciano a giocare a nascondino.
Sono in piena combustione. Il suo corpo non esita un secondo.
Sento la chiave farsi spazio nella serratura. E no, non è una pessima metafora erotica, è mia madre! Ci stacchiamo all’istante. Ho le guance fluorescenti e il cuore rumoroso. Lui salta in piedi.
«Robi!?»
«Ciao Bea! Ero passato a portarti l’invito per la festa dei coscritti.»
Dio benedica chi organizza ancora le feste dei coscritti. Mamma presa dall’euforia non fa caso a tutto il resto e si scusa, assentandosi un secondo per andare alla toilette. L’istane dopo mi ritrovo spiaccicata sulla colonna del salone con la sua bocca dentro la mia.
«Ti voglio» mi risucchia il labbro inferiore e si allontana.
Mia madre torna, lui saluta e se ne va. Corro in camera, con il suo profumo giù per la gola.
Un’ora dopo un messaggio su Instagram.
-Domani sera da me- senza punto di domanda.

Ho vissuto l’intera giornata come se stesse per accadermi la cosa più bella della vita, e forse era vero. Non sono mai uscita così euforica e profumata dalla pizzeria.
Mi sarei aspettata un bacio all’istante, non appena avessi varcato la soglia di casa, e invece mi ha preso la mano: «Vieni con me» sempre senza punto di domanda.
Imbocchiamo le scale, ma non scendiamo, saliamo di altri due piani e usciamo sul tetto. Uno di quei tetti da film dove la gente fa gli inseguimenti, dove qualcuno si sporge dal cornicione minacciando di buttarsi giù, dove due amanti si incontrano di nascosto.
Su un angolo, dietro ad un camino: un materasso e qualche coperta.
«Guardiamo le stelle tutta la notte, piccola astronoma?»

Mi sono scordata le vertigini e mi è venuta voglia di fare l’astronauta.
L’idea di fare l’amore su quel tetto era folle, faceva freddo, ma il bello di quando hai il cuore che pulsa più forte del cervello è quello. Ti viene caldo, non capisci più niente e fai l’amore sul tetto con un coscritto di tua madre. Ma a pensarci bene è logico. Non puoi non fare l’amore con uno che si è preso la briga di spostare un materasso sul tetto. Immagina solo di cos’altro potrebbe essere capace. Tu devi farci l’amore con uno così, sono certa che anche la nonna avrebbe approvato, la mamma no.
Siamo stati su quel materasso fino a quando sono scomparse le stelle, fino a quando la gente dei palazzi più alti ha cominciato ad affacciarsi, aprendo i balconi, e noi a ridere infilando le teste sotto le coperte. È stata una delle notti più incredibili della mia vita. Sì, bisogna fare l’amore sui tetti.
Per i tre mesi successivi non ho mai smesso di andare a casa di mia sorella a fare i pigiama party. Ossessionata dai pigiama party. Il sesso migliore della mia vita. Quello che non vedi l’ora arrivi, quello che ricominci appena ne hai la minima forza, quello che mangi a mezzanotte, solo per fare una pausa, e poi ricominci.

E poi? Poi mi sono innamorata di lui e si è incasinato tutto. In dei momenti con il cuore ero addirittura pronta a dirlo a mia madre, in altri con la ragione avevo bene chiaro che non avevamo nessun futuro, che era una cazzata. In lui ho visto sempre occhi sinceri, ma capaci di chiedere alla mia bocca solo baci e incapaci di chiedere la verità. È l’unica cosa che gli recrimino. Avrebbe dovuto insistere me l’avrebbe dovuto chiedere cosa provavo, almeno una volta. Forse anche lui soffriva di vertigini. Così ho smesso di andare da mia sorella.

Ha vinto la paura e quando in amore lasci vincere la paura non puoi far altro che tenerti un enorme dubbio per il resto dei tuoi giorni.

Una Bionda e Una Penna.

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