Abbecedario di una mamma in vacanza

«Ciao! Ho una proposta da farti.»
«Ciao! Dimmi tutto!»
«Vieni in vacanza al mare con me, Rachele e Brando?»
«Beh… sì!»
«Andata! Scusa ho la bambina che piange, devo riattaccare. Poi ti spiego bene tutto.»
«Tranquilla! Io intanto faccio le valigie!»
È andata più o meno così: detto fatto e siamo partiti tutti per il mare. Le mamme non hanno tempo da perdere, solo minuti da guadagnare.

Nasce così un nuovo pezzo: grazie alle domande che via via, seguendoci sui social, ci avete fatto su come sia stato andare per la prima volta in vacanza con due ‘baby boss’ al seguito. Le curiosità giravano principalmente attorno alla gestione delle pappe in trasferta, alle attrezzature necessarie da portare, ai solari, alle attività da spiaggia, alle scoperte e alle sensazioni vissute con i cuccioli. Qualcuna mi ha anche chiesto come sia stato spostarsi ‘da sola’, senza l’aiuto del papà. Potrei narrarvi la vacanza giorno per giorno, ma credo che arriverebbe a fine lettura sola mia madre. Ho optato dunque per la creazione di un abbecedario. Lettera per lettera, snocciolerò la questione, cercando di condividere con voi più spunti possibili sul tema.

A come ‘attenti a quei due’. Ebbene sì, erano due: Brando otto mesi e Rachele sei. Quindi moltiplicate per due: fatiche, conquiste, gioie e dolori. Dividete poi il risultato tra due mamme, che sostenendosi e rincuorandosi a vicenda, hanno sperimentato questa singolare vacanza a quattro. I neonati sono teneri e innocenti e su questo non si discute, ma sono anche un concentrato di vita a dir poco esplosivo, che richiede dosi illimitate di energie ed attenzioni. Il nostro compito tuttavia, essendo che la strana coppia: tra urla, sorrisi, spinte e carezze, si è fatta una gran compagnia, è stato abbastanza ‘basilare’. Evitare che si schiantassero da qualche parte e riportarli a casa sani e salvi. Per il resto li abbiamo lasciati sperimentare e rotolare molto. Fin dalle prime ore del mattino l’uno tentava di arrampicarsi sull’altro, che di pronta risposta gli si attaccava ai capelli. Si perdevano nelle loro chiacchiere criptate, capendosi però alla perfezione. Ovviamente non sono mancati i pianti: in coro, in alternanza, o in solitaria, ma in un attimo poi tutto passava. Bastava una coccola, il sorriso rassicurante di mamma, o qualcosa che cambiasse il focus della loro attenzione. ‘Two is meglio che one’ diceva il tizio della Maxibon e noi, credendoci, siamo riuscite nell’impresa.

B come ‘bagnetto’. Il timido sole di fine maggio non ci ha permesso di fare un vero e proprio bagnetto in mare. Ma anche solo portarli a riva per bagnare i piedini è stata una grande emozione. Fermarsi ad osservare la loro curiosità ed eccitazione non appena arrivava l’onda: con i piedini che impazzano velocissimi, e la voglia di farlo da capo, ancora e ancora. Fino a che la schiena di mamma regge in quella s-comodissima posizione: chine e con il ‘culo per aria’ per intenderci. Abbiamo dunque gettato solo le basi per il primo bagnetto, che confidiamo di fare a breve. Mi piace pensare, romanticamente, che il sole sia stato in accordo con i papà, per riservare a loro l’onore della prima volta, in versione integrale.

Condivido un bel consiglio ricevuto da una mamma. Prender una piscinetta di quelle piccoline, riempirla con un po’ d’acqua, farla scaldare al sole e metterla poi sotto l’ombrellone. Utilissima per farli giocare, mantenerli freschi e averli felici sott’occhio. E perché no, magari sedersi per qualche minuto.

C come ‘crema solare’. Tema cult se si tratta di bambini e sole. L’unica regola è: abbondare! Quella pelle così bianca, liscia e delicata, farebbe venire ‘l’ansia da protezione’ a qualsiasi esemplare di mamma, anche le lucertole del sole di mezzogiorno. Ci siamo affidate così alla protezione 50, quella bella pastosa. E’ così concentrata che risulta quasi difficile da spalmare. Sembra volerti dimostrare a fatti, che resterà incollata a tuo figlio, qualsiasi cosa accada. Li abbiamo riempiti di continuo e nonostante ciò avevamo comunque l’assurdo dubbio di poterli scottare. Mamme.

Piccolo consiglio maturato a mie spese. Mettetela quando siete ancora a casa, comodamente stesi sul lettone o sul fasciatoio, perché spalmargliela in spiaggia non è un’ottima idea. Vi ritroverete sudate, tra sabbia e tormento, con il piccolo che si dimena, perché giustamente ha solo voglia di scendere a terra per giocare, non certo di farsi spalmare quella specie di malta profumata.

D come ‘doccia veloce’. Andare in spiaggia implica una doccia tutte le sere. Sappiamo bene che lavare un bambino è un’avventura, se per di più devi farlo sotto la piccola doccia di una casetta del mare, può diventare una simpatica peripezia. Al mio fortunatamente piace molto: lo metto seduto sul piatto doccia e lui comincia a trafficare con tutte le boccette di shampoo e bagnoschiuma che trova, finché io quatta quatta lo insapono e lo sciacquo, intonando ‘il coccodrillo come fa papaparapà’ . C’è un dettaglio però, lui è pulito e profumato e…la mamma? Qui subentra il lavoro di squadra, l’aiuto tra mamme. Basta un piccolo cambio di mano per concederci una doccia e magari, gran lusso, lavare anche i capelli, che avrà di certo riempito di sabbia con le sue tenere manine. Una cosa rapida ovviamente, se vuoi bene all’altra mamma, che nel frattempo se li sta sorbendo entrambi. 

E come ‘esperienze’. Scoprire un ambiente nuovo è sempre entusiasmante e quando lo si fa con un neonato il tutto si moltiplica al quadrato. Sembra di farlo da capo, con occhi nuovi. Non parlano è vero, ma sono dei recettori e trasmettitori di emozioni ineguagliabili: le fanno loro e te le restituiscono con tutta la spontaneità e il cuore che li caratterizza. Cerchi così di imprimere nella mente la loro reazione quando appoggiano per la prima volta i piedini sulla sabbia. Li osservi finché guardano il mare e cerchi di immaginarne i pensieri. Ti stupisci di come si adattano ad una nuova casa, ai nuovi ritmi, ai rumori, e capisci quante avventure avete ancora da vivere insieme. Una cosa che amo di loro, è che se gli presenti un’attività con entusiasmo, vedrai subito i loro occhi brillare. Pura gioia. Non puoi far altro che tirar fuori il meglio di te.

F come ‘felicità’. Banale? No, parlare di felicità non è mai banale. Questa vacanzina ce ne ha regalata tanta. Un tempo lento e rilassato. Fatto di passeggiate, scoperte, coccole e dolci sorrisi. Le cose semplici. Uno stare insieme al di fuori della routine di casa. Un’esperienza tra mamma e figlio che, se possibile, ha fortificato ancora di più quell’immenso legame.

G come ‘giocare’. Che sia su una coperta con dei giochi, sulla sabbia con paletta e secchiello, o sul lettone con il barattolo del borotalco a cui ti ritrovi a dare una voce e un nome, l’importante è giocare. Torni un po’ bimba e spensierata. Ti sporchi tutta di sabbia e ti diverti nuovamente, dopo tanti anni, a fare e disfare castelli. Altro che creme antiage, queste sono le cose che ci ringiovaniscono davvero!

H come… lo ammetto ho cercato su google ‘parole con l’H’ e ho chiesto anche aiuto a Daniele. Lui ha suggerito ‘hostess’, declinando il suo preziosissimo e pertinente aiuto, ho optato per ‘habitat’. Mi sono resa conto che il mio bimbo si è ritrovato proprio all’interno di un ‘habitat naturale’ adatto a lui. Oltre alla riconosciuta e rigenerante aria buona di mare, anche gli spazi erano quelli giusti per poter sperimentare tutta la sua curiosità. Stando sulla sabbia ha imparato a muoversi moltissimo e a farlo senza paure. Ha fatto sua l’arte del ‘cadere’, cominciando ad arrampicarsi sulle sdraio, su di noi e anche sulla povera Rachele. L’ambiente circostante probabilmente l’ha fatto sentire sicuro e libero di lanciarsi, portando a casa tante conquiste. Una volta tornato a casa infatti, dopo poco, è partito a gattonare. Credo proprio che la sabbia e la spiaggia siano state una preziosa e stimolante palestra.

I come ‘intesa’. La vacanza tra mamme è stata un esperimento dal canto mio dannatamente riuscito. L’intesa che si può creare tra due donne che stanno vivendo lo stesso momento è qualcosa di magico. Ci si capisce con lo sguardo e talvolta anche in silenzio, soprattutto se i bimbi dormono. Non serve farsi problemi o fare troppe domande, basta far le cose ‘con il cuore di mamma’ e di certo sarai capita e mai giudicata. Quando hai un dubbio o una debolezza, puoi subito trovare aiuto, forza e conforto nell’altra. Insieme si tentano cose nuove, si condividono esperienze e consigli. Far squadra tra mamme da una marcia in più, non c’è dubbio.

L come ‘lettino da spiaggia’. Non ricordo di averci avuto a che fare. Credo sia stato utile per appoggiarci la borsa mare. Lasciar la mamma stesa al sole, non è minimamente nei piani di un neonato e quindi nemmeno nei nostri. Ma va bene, aneliamo sempre così tanto lo stretto contatto con la natura, che mi farò andar bene di star seduta sulla sabbia per i prossimi…anni! Devo solo convincere anche papà della ‘magia’ della cosa.

M come ‘mangiare in trasferta’. Avevamo due cuccioli alle prese con l’auto-svezzamento, qualche perplessità c’era, ma con una buona dose di organizzazione e un po’ di tentativi più o meno succulenti, abbiamo sempre soddisfatto le esigenze dei nostri piccoli clienti. Essendo state in appartamento, abbiamo usufruito della comodità di avere un freezer. Ci eravamo portate qualche minestra bella e pronta da casa. Per il resto abbiamo ideato ogni giorno dei menù semplici e veloci, talvolta anche pratici per poter mangiar fuori, senza esser vincolati sempre al ritorno in appartamento. Cous cous fatto in svariati modi: con salsa di pomodoro, con lenticchie, formaggio, oppure uova sbattute, robiola, prosciutto cotto e un po’ di riso bianco in accompagnamento. Insomma abbiamo insegnato ai nostri cuccioli il concetto di ‘pranzo al sacco’ e a loro non dava alcun pensiero, anzi mangiare in spiaggia e in compagnia era una goduria. Si è trattato dunque solo di organizzazione: al mattino si stabiliva il menù, giusto per garantire un po’ di varietà, e via: scatoline d’asporto piene e pronti all’avventura! Alla sera optavamo magari per qualcosa di caldo e se finiva la fantasia, o non c’era gran voglia di cucinare, ‘du spaghi’ al pomodoro, spezzettati piccoli piccoli, accontentavano tutti i palati.

N come ‘nanne’. Sappiamo bene quanto sia importante che i nostri bimbi facciano tutti i loro riposini. Essenziali per mantenerli sereni e riposati e godersi così al meglio le ore da svegli. Abbiamo cercato dunque di replicare i ritmi di casa, conciliandoli alla vita da vacanza. Il riposino del mattino lo si faceva passeggiando per il lungomare per svariati km, o magari in fascia camminando in riva. Dopo pranzo, quando il sole batteva forte, ci ritiravamo in casa per riposare tutti comodamente nel lettone. Noi siamo ancora molto legati anche al riposino che si fa prima di cena e anche lì una bella passeggiata, con aperitivo-premio per le mamme o un po’ di shopping, era la soluzione perfetta. Insomma il mare offre a tutte le ore i migliori rumori bianchi e le più lunghe passerelle per accompagnare i pisolini dei nostri piccoletti.

O come ‘ossigeno’. Il mare è: aria buona, e in questa vacanza abbiamo respirato a pieni polmoni. Sarà che venivamo da periodi di limiti e lockdown e c’era davvero un gran bisogno di ossigeno e libertà, da assaporare e condividere con loro.

P come ‘provare’. Il modo più efficace per sapere se una cosa può funzionare è: provare a farla. Partire da soli per questa vacanza, inizialmente ci lasciava qualche dubbio, ma una volta chiuse le valigie, abbiamo capito che stavamo facendo la cosa giusta. In un modo o nell’altro saremmo stati perfettamente in grado di gestire novità ed imprevisti.

Q come ‘qui ed ora’. E’ stata un’occasione per staccare completamente la spina. Senza pensieri legati a casa, lavoro, relazioni, impegni e appuntamenti. Ero concentrata solo su di NOI. Credo davvero di essermi rilassata molto e di aver permesso di riflesso anche a lui di respirare quella calma. I bimbi sono sensibilissimi a tutti i nostri stati d’animo, ricordarlo e donargli la pace che meritano, più volte possibile, è importante.

R come ‘relax’. Dai su, una piccola percentuale concediamola anche a questa parolina. E’ vero, con i neonati non si finisce mai di fare e il tempo per riposare è quello che è. Ti svegli e improvvisamente è ora di pranzo, di fare un riposino, di cambiarli, di lavarli, di merende, le tue mani sono sempre inspiegabilmente impegnate e quando ‘finalmente’ dormono, crolli anche tu. Nonostante ciò è possibile anche rilassarsi. In vacanza lo sfondo delle giornate muta. Tra una poppata e una minestrina puoi ascoltare il rumore del mare, perderti un pochino a guardare le creste delle onde finché il tuo piccolino gioca in spiaggia, o camminare sul lungo mare spingendo solo il passeggino, in compagnia dei pensieri che ti va di portarti dietro. Tuffarsi nella natura è sempre e comunque un buon punto di partenza per una dose, più o meno carica, di relax.

S come ‘sabbia’. Sabbia ovunque oserei dire: orecchie, pannolini, occhi, capelli e ovviamente in bocca. Osservarli soddisfatti e immersi nella polvere magica non ha prezzo. Ho lasciato Brando sperimentare in totale libertà, a volte in modo un tantino selvaggio forse, ma lui più si sporcava più sembrava felice e mi pareva il luogo più idoneo per lasciarlo fare. D’altra parte nessuno è mai morto per qualche assaggio di sabbia croccante. Anche perchè avrei potuto stendere il telo più grande di tutta la spiaggia, ma lui in qualche modo, avrebbe raggiunto comunque la sua amata.

T come ‘tutti a cena fuori’. Abbiamo sperimentato anche alcuni pranzi e cene al ristorante e i bimbi si sono sempre molto divertiti. Basta intrattenerli con qualche gioco: tovagliolini da distruggere, bicchieri da suonare, grissini da sgranocchiare e vicini di tavolo da salutare. Insomma come sempre si vince se si usa la fantasia. Si mangia un po’ alla rinfusa, questo è ovvio, ma si porta a casa il risultato. Capitano cose assurde: tipo che se alzandoti lasci un mezzo disastro sul tavolo, i camerieri ti sorrideranno e ti faranno pure i complimenti, per la vita e l’energia che quegli esserini hanno portato nel locale.  

U come ‘unione’. Vedere come Brando si sia unito alla dolce Rachele mi ha davvero riempito il cuore. Lo stare insieme tutti i giorni li ha portati a conoscersi e cercarsi, dal risveglio alla buonanotte. Siamo proprio degli ‘esseri sociali’ e il contatto e la felicità che ricaviamo dalle relazioni si può riscontrare già dai sorrisi dei nostri neonati. Per crescere e star bene, abbiamo bisogno di condividere e di stare insieme. Non dimentichiamolo mai.

V come ‘valigie esagerate’. La prima vacanza con un figlio credo porti inevitabilmente a questo. Riempi le valigie a suon di ‘potrebbe servire’. Nelle borse c’era primavera, estate, autunno e anche un pochino d’inverno. Però dai, mi sono così concentrata per preparare la sua, che ho dimezzato di gran lunga i tempi e i carichi dedicati alla mia. Ovviamente il risultato è stato che avevamo più del doppio di ciò che ci è realmente servito, ma sentirsi sicuri quando si tratta di neonati non è mai abbastanza. Motivo per cui una mamma anche quando sa di aver preso tutto, uscendo di casa, si infilerà sempre in tasca ‘un altro giochino’.

Z come ‘zaino in spalla’. Questa vacanza mi ha messo davvero la voglia di farne tante altre. Non tanto per il concetto di ‘vacanza’ in sé, ma per come il bimbo reagisce a tutti questi stimoli e cambiamenti. Ci facciamo sempre tanti problemi, ci chiediamo se determinate cose ‘si possano o non possano fare’ con un neonato e poi ci accorgiamo che in realtà loro hanno solo bisogno d’amore. Per il resto, che sia una vacanza con ogni lusso, o un’avventura ‘zaino in spalla’, loro misureranno sempre tutto in base ai nostri sorrisi e saranno felici di essere al nostro fianco.

Morale della favola?

Faccio un altro figlio?

Mhmm… per il momento opto per un’altra vacanza!

Stay tuned.

Una Bionda E Una Penna, una mamma in vacanza.

Ps un grazie speciale va alle nostre compagne d’avventura: mamma Niky e baby Rachele.

Pss la lista delle cose da portare non ve la scrivo, perché mi sento di avere ancora molto da imparare sul concetto di ‘viaggiare leggeri’. ;-p

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