LA ROSA E IL BOCCIOLO

Ci sono favole, che sembrano realtà.

Ve la ricordate la rosa della Bella e la Bestia? Poggiata su quel bel tavolino nel castello. Sotto ad una campana di vetro. Sembrava al sicuro, eppure i petali cadevano comunque. Tutti i petali prima o poi cadono.

Solitamente quando ricevo una rosa, cerco di godermela al massimo, pur sapendo che non durerà in eterno. La metto in un vasetto con dell’acqua e la poggio sopra al tavolo della cucina. La ammiro in tutta la sua bellezza e mi prendo cura di lei, fino a quando è possibile. Qualche mese fa ho ricevuto un bocciolo di rosa bellissimo, non ne avevo mai visto uno di simile. Mi è stato detto che era un bocciolo speciale e che sarebbe durato moltissimi anni, addirittura più a lungo di tutta la mia vita. Come si fa ad accudire un fiore per così tanto tempo?

Per prima cosa ho pensato che non potevo lasciarlo sul tavolo così a lungo. Ho provato a portarlo fuori in giardino e sembrava molto felice. Avete presente quando le piante d’un tratto si rinvigoriscono e sembra vogliano quasi alzar ‘la testa’?

Stava proprio bene all’aria aperta. 

Ma qual è dunque il posto delle rose? Sono andata in confusione. È impegnativo riceverne una di così speciale.

Quella notte poi ho fatto un sogno. Mi sembrava di esser finita in una favola, i colori sgargianti, l’ambiente ameno, l’atmosfera accogliente. Forse perché, durante il giorno, avevo ripensato proprio alla Bella e la Bestia.

C’era una fata. Mi si avvicinò con passo fiabesco e con la sua scintillante bacchetta.

‘Buongiorno fiore.’

Parlava con me? E perché mi chiamava ‘fiore’? Sarà forse per via del mio cognome ‘Fiorentino’? In molti lo abbreviano in questo modo.

‘No, non ti sto chiamando ‘fiore’ per il tuo cognome.’

Ops! Riusciva a leggermi anche nel pensiero.

‘Esattamente, sento tutto ciò che pensi. Fidati di me. Chiudi gli occhi.’

Non avevo altra scelta. Meglio fidarsi delle fate, sennò si rischia di finire a gracchiare.

Li chiusi.

TIN-TIN

Li riaprii. Ero tornata bambina.

‘Chiudili ancora.’

Li chiusi.

TIN-TIN

Li riaprii. Ero diventata un fiore, una rosa per la precisione.

Che coincidenza, favole e fiori. È proprio vero che i sogni sono strettamente correlati ai nostri pensieri.

‘Ora che sei una rosa, ti faccio una domanda: dove vorresti vivere?’

Non avevo dubbi sulla risposta. Se avessi dovuto vivere da rosa, il mio posto sarebbe stato senz’altro in un grande giardino. Così da poter vedere scorrere le giornate e la vita davanti ai miei occhi. La luce e il buio. Osservare le stagioni. Vedere i colori cambiare. Sentire il caldo, il freddo, sentirmi viva. E magari al mio fianco sarebbero spuntate altre rose per farmi compagnia.

Sopra ad un tavolino mi sarei di certo annoiata a morte.

La fata annuì.

‘Ti farò un dono.’

 TIN-TIN.

Agitò la bacchetta. Comparvero due persone. Una bella donna con i capelli ricci e rossi ed un uomo castano con gli occhi verdi.

‘Loro si prenderanno cura di te. Portandoti l’acqua quando avrai sete. Potandoti quando ce ne sarà bisogno. E proteggendoci dalle intemperie. Ti osserveranno da lontano, ma sapranno di certo quando avrai bisogno di loro. Non avere paura, goditi il tuo giardino.’

Sembrava tutto molto rassicurante. Stavo davvero bene dentro quel sogno. Sembrava quasi un déjà-vu.

Quei due signori si presero cura di me, senza mai farmelo pesare. Inizialmente venivano a controllarmi di continuo. Era chiaro che ai loro occhi apparivo piccola ed indifesa. Ad ogni pioggia correvano verso di me e mi tenevano sotto il loro ombrello. Ad ogni caldo torrido, cercavano di darmi sollievo, facendomi aria. Nelle belle giornate invece si eclissavano un tantino, ed io splendevo sicura di me nel mio bel giardino. Ero al posto giusto. Poi via via crescendo, hanno cominciato a farsi un pochino da parte, mi osservavano da più lontano. Non mi è mai mancata l’acqua, sia chiaro, ma in molte occasioni me la sono cavata da sola. E mi sentivo bene quando accadeva, ero diventata forte abbastanza. Potevo gestire la pioggia e addirittura qualche tempesta. Quando però le condizioni erano troppo avverse, mi è capitato di chiamarli forte. Loro sono sempre arrivati, a volte ero acciaccata, ma sapevano sempre come rimettermi in sesto. Tornavo a splendere e avevo di nuovo voglia di cavarmela da sola. Ho sopportato anche il gran caldo, quello che toglie il respiro. Li ho chiamati, per avere un po’ d’acqua e loro d’un tratto mi hanno insegnato a procurarmela da sola.

‘Basta che invochi la pioggia.’

Al mio fianco sono cresciute tante altre rose e chiacchierando con loro, mi sentivo sempre più indipendente. Avevo imparato ad arrangiarmi su quasi tutti i fronti, ma avevo sempre un desiderio immenso dell’approvazione di quei due signori. Necessitavo di sentirli vicini. Erano la mia famiglia. Amavo specchiarmi nei loro occhi, mi facevano sentire come il più bel bocciolo di rosa, unico nel suo genere. Proprio come quello che ho ricevuto qualche mese fa.

Poi un giorno, ho visto un fiore bellissimo e me ne sono innamorata. Lui però non apparteneva al mio stesso giardino. Ma il desiderio di stargli vicino era tale che ho chiesto alla signora dai capelli rossi, se potessi cambiare giardino, per stare con lui. Lei ha acconsentito. Mi sono accorta però, che pur essendo felice per me, un po’ le dispiaceva. Si chinò e mi raccolse, facendo ben attenzione a preservare tutte le mie radici. Con una lacrima mi diede un ultimo goccio d’acqua.

Le chiesi: ‘Verrai a trovarmi tutti i giorni?’

‘Non proprio tutti, ma sarò sempre al tuo fianco.’

Così accade. Quel bel fiore ed io finimmo nello stesso giardino. Scoprii che anche lui aveva avuto due persone speciali che si erano prese cura di lui, rendendolo così forte e splendente. Passammo dei momenti meravigliosi in quel posto. Fino a quando un giorno, finché stavamo godendo insieme di una fresca giornata di sole invernale, tornò la fata.

‘Cari fiori, è ora di tornar umani.’

Fece danzare la bacchetta e ci trasformò nuovamente in due persone. Ci invitò a seguirla. Finimmo in un giardino, dove vedemmo uno splendido bocciolo di rosa. Mi sembrò subito identico a quello che avevo ricevuto.

‘Questo è il vostro bocciolo. Abbiatene cura, insieme. Fatelo crescere e risplendere, come è stato fatto con voi.’

Tutto fu chiaro. Avevo finalmente capito qual era il posto delle rose.

Mi svegliai.

Curerò al meglio che posso il tuo giardino mio piccolo bocciolo rosa. Mi auguro di essere una mamma forte, come lo è stata, e lo è tutt’ora, la signora dai capelli rossi con me. Spero di avere sempre il coraggio di lasciarti libero, anche se a volte la tentazione di metterti sotto una campana di vetro sarà grande. Ma sarei un’egoista. E nessuna rosa, vorrebbe una signora egoista al suo fianco. Nel giardino conoscerai giornate di sole bellissime e splenderai. Sentirai l’aria, dritta in faccia, a volte lieve e piacevole, a volte magari sarà un vento forte e fastidioso, ma lo affronterai. Prima insieme e poi da solo. Arriverà anche la pioggia e se vorrai potrai danzarci sotto, altrimenti potrai metterti a riparo, a seconda di ciò che più ti si addice. La tua mamma ha ballato tanto sotto la pioggia e trova sia fantastico. Arriveranno anche le tempeste, che a volte ti sorprenderanno, altre ti sconvolgeranno, o ti spaventeranno, o magari ti innamorerai del loro rumore. Ed io, in qualsiasi caso, ti starò vicino. Senza mai raccoglierti. Nessuna rosa vorrebbe essere raccolta prima del giusto tempo. Ti insegnerò a procurarti l’acqua da solo. Qualche volta magari ti farò solo credere di esserci riuscito, ma altre ce la farai davvero.

Diventerai maestoso e il mio bene nei tuoi confronti evolverà di giorno in giorno, sempre più immenso, ma fondamentalmente non cambierà mai. Nell’amore c’è tanta contraddizione.

Quando non avrò la forza e mi sembrerà di sbagliare tutto, a volte capita già, dovrò ricordarmi che sono stata anche io un bocciolo di rosa. E che i miei genitori mi hanno cresciuta con semplicità in quello che per me è stato il più bello dei giardini, tra gioie ed errori. Nessuno è perfetto. Mi hanno lasciata fare, osservandomi sempre, a volte da vicino, altre da molto lontano. Non mi è mai mancata l’acqua, ma ho conosciuto sia il caldo torrido, quando ti spoglieresti anche della pelle, che il gran freddo, quando vorresti solo trovare riparo nel più avvolgente degli abbracci. Era giusto che provassi sulla mia pelle, tutte quelle sensazioni e voglio che tu piccolo mio possa fare lo stesso. Dovrò mettere da parte tante paure e farmi coraggio. Allontanarmi da te quando sarà il momento giusto, arriverà mai? Ora mi sembra così impossibile. Sei così piccino ed indifeso. Sembri dipendere da me per tutto, dal nutrimento, all’amore che chiedi di continuo, per il fatto che ti addormenti solo al mio fianco. Ma so bene che non sarà così per sempre e forse devo già cominciare a ricordarlo a me stessa. Ti lascerò i tuoi spazi. Arriverà il giorno in cui mi chiederai di cambiare giardino e dovrò avere la forza di sorriderti. A quel punto ti raccoglierò. Lo farò assieme a papà, e saremo attenti e meticolosi nel farlo, cercheremo di preservare tutte le tue radici.

Splenderai ovunque vorrai e noi ti osserveremo sempre.

Non pretendo da me stessa di essere la mamma perfetta, mi basterà essere quella giusta per te, mio piccolo bocciolo di rosa. 

Una Bionda e Una Penna, una mamma, come tante.

One Reply to “LA ROSA E IL BOCCIOLO”

  1. La donna dai capelli rossi è commossa ed entusiasta di questa meravigliosa favola…ringrazio con tutto il cuore te e la vita che mi avete catapultata in questa avventura dove è sbocciato un nuovo bocciolo che curerò a distanza con tutta me stessa!!! 🧚🌷🌞

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